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EOS 350D

Caratteristiche
Val. utenti: 3,88648648648649 punti (i punteggi sono stati elaborati in base alla media delle votazioni effettuate dagli/dalle utenti di QSBD.COM)
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Sensore: CMOS di 8,00 MP
Dim. Sensore: 22,20 x 14,80mm
Mass. ris.: 3456 x 2304 p.
Fattore: 1,60x
Monitor: TFT di 1,80 pollici
In due parole
Un'altra proposta vincitrice della Canon per la categoria SLR per principianti, con un'eccellente relazione qualità-prezzo
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Verifica la qualità delle immagini della Canon EOS 350D con le nostre 44 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.

Recensione
venerdì 13 maggio 2005

Chi dà di più

Se la EOS 300D segnò un punto di inflessione nel mercato e evidenziò che la qualità e il prezzo potevano andare per mano, la EOS 350D arriva con il complicato compito di offrire qualcosa di più della sua pioniera predecessora. Il livello era alto, ma la Canon ha schierato le sue migliori armi: un nuovo sensore da 8 megapixel nel quale il rumore brilla per la sua assenza, velocità migliorata e nuove funzioni. Tutto ciò attesta definitivamente l'idea che la fotografia reflex digitale non è solo per i professionisti. Tra tanto elogio, inconvenienti come l'eccessiva semplicità dell'ottica di serie o qualche altro dettaglio nel maneggio restano necessariamente relegati alla lettera minuscola, incapaci di demeritare l'insieme della fotocamera.

In mancanza di novità di maggiore importanza, la Canon EOS 350D si trasformò nel modello stella della scorsa edizione della fiera PMA, celebrata a Orlando. Arrivava solo otto mesi dopo avere visto la luce la sua predecessora, la EOS 300D, che passerà alla storia come la prima SLR digitale per principianti.

Oltre al trepidante ritmo di rinnovamento al quale ci ha abituato la Canon, la spiegazione si doveva cercare anche nella concorrenza. La lodata D70 della Nikon e gli 8 megapixel della E-300 della Olympus sono due buoni motivi per mettere le carte in tavola in una categoria che sta dimostrando di essere una delle più competitive del mercato.

© Iker Morán, QUESABESDE.COM© Iker Morán, QUESABESDE.COM

A Orlando abbiamo avuto l’opportunità di provare uno dei primi modelli della EOS 350D. Sono stati solo alcuni minuti, ma bastarono per provare i cambiamenti più significativi e le qualità della nuova fotocamera. Adesso, con un po’ di tempo in più, giunge il momento di dare un ripasso più minuzioso e provare se tanto entusiasmo corrisponde a quanto la fotocamera offre.

Più che risoluzione

Con le specifiche tecniche in mano, risulta complicato decidere quale delle nuove caratteristiche merita di capeggiare l’elenco. In gran misura, dipenderà dall’utente, perché gli 8 megapixel della nuova reflex (2 in più che nella EOS 300D) saranno indispensabili per alcuni, ma altri intercederanno nel difendere la maggiore velocità nel suo funzionamento.

Quello che è chiaro -e la verità, si gradisce- è che 2 milioni di pixel non sono sufficienti per giustificare un nuovo modello. Più risoluzione, maggiori dimensioni di immagine, più dettaglio… ma al momento della verità, tutto questo è percettibile solo in occasioni molto precise.

Cosicché tanto importante come il nuovo modello CMOS sono tutta una serie di prestazioni nuove e migliorate. Tra tutte quelle -si aggiungono quasi una trentina- bisogna risaltare la velocità e la qualità migliorata delle catture grazie al nuovo processore DiGIC II, le dimensioni un po’ più ridotte della fotocamera o le prestazioni avanzate (compensazione del flash, modalità di misurazione e dell’autofocus…) che non c’erano nella EOS 300D e che adesso riappaiono.

Design ridotto

Anche se la differenza di dimensioni tra la 300D e la nuova 350D non è abissale, certo si può percepire a prima vista e -soprattutto- con la fotocamera tra le mani. Si tratta di una fotocamera realmente leggera e piccola che, a primo contatto, può risultare strana in mani grandi.

Costa un po’, ma non si impiega molto ad abituarsi alle sue dimensioni. Cioè, i comandi stanno lì dove le dita speravano di trovarli.

© Iker Morán, QUESABESDE.COM© Iker Morán, QUESABESDE.COM

Per farsi un’idea delle sue ridotte dimensioni, nulla come collocare nella slitta a caldo un flash 550 EX della Canon. La sproporzione tra entrambi i dispositivi salta agli occhi fino al punto che, al momento di afferrare la fotocamera, costa mantenere l’equilibrio affinché il peso dell’accessorio non prevalga sul corpo della fotocamera.

La decisione di ridurre le dimensioni sicuro che ha creato polemica tra gli utenti. Non è nulla di nuovo. Alcuni difendono la portabilità e la comodità, mentre altri preferiscono fotocamere più grandi. Ma di sicuro c’è accordo unanime nell’applaudire la decisione di mettere in circolazione il modello standard in nero e di offrire, in forma opzionale, uno con rifiniture argentate.

Anche se può sembrare una stupidaggine, questa scelta dimostra, tra le altre cose, che la Canon ascolta i suoi utenti. E più concretamente tutti quelli che guardano con invidia la versione per il mercato giapponese della 300D, la Canon Kiss, che era identica all’occidentale salvo per un piccolo dettaglio: era nera.

Continuando con il tema cromatico, forse sia una questione psicologica, ma la 350D trasmette una sensazione più seria della sua predecessora. Tutto ciò nonostante sia più piccola, leggera e la plastica continui ad essere l’elemento fondamentale nel suo corpo.

Buona coppia

Così come abbiamo commentato, il sensore da 8 megapixel della 350D è uno dei suoi argomenti più ricorrenti. Ma tanto o più importante del nuovo CMOS -diverso da quello della EOS 20D- è il processore implementato.

© Iker Morán, QUESABESDE.COM© Iker Morán, QUESABESDE.COM

L’eccellente rendimento della seconda generazione di processori DiGIC non è nessun segreto. In questo caso, la combinazione di questi due nuovi dispositivi dà luogo a una fotocamera molto più veloce della sua predecessora -il salto è simile a quello sperimentato tra la EOS 10D e la 20D- e con una qualità di immagine a prova di occhi più esigenti.

L’assenza di rumore è, com’era possibile prevedere, una delle prove più evidenti. Del rango di sensibilità offerte dalla fotocamera (100 a 1600 ISO) bisogna superare gli 800 ISO per potere trovare un po’ di rumore nelle zone dove scarseggia la luce.

È anche possibile lavorare a 1600 ISO e ottenere fotografie che sopporterebbero perfettamente un ingrandimento sulla carta.

Rispetto alle dimensioni e ai formati, la fotocamera offre fino a sei impostazioni diverse in JPEG, con una risoluzione da 3456 x 2304 pixel come massimo. Comunque, permette di scattare in RAW con la possibilità di ottenere simultaneamente un’immagine in JPEG.

© Iker Morán, QUESABESDE.COM© Iker Morán, QUESABESDE.COM

Anche se il ritmo di scatto si è mantenuto sui 3 fotogrammi per secondo, le raffiche si sono ampliate notevolmente. 5 scatti consecutivi in RAW e 14 in JPEG della massima qualità sono i dati ufficiali. Le nostre prove ci hanno sorpreso raggiungendo la ventina di scatti in JPEG senza impiegare una scheda CompactFlash di gamma professionale; ricorso che, indubbiamente, comporta un aumento della velocità.

Con più o meno raffiche, la verità è che quello che offre la fotocamera supera le aspettative del tipo di utente a cui va diretta. Inoltre, basta ridurre le dimensioni dell’immagine affinché il buffer sembri realmente inesauribile.

Non bisogna dimenticare, cioè, che ci troviamo davanti a un modello non professionale. La vita utile dell’otturatore, quindi, è un dato da prendere in considerazione prima di entusiasmarci con l’idea di mettere alla prova il generoso buffer.

Sporcizia, pixel e fuoco

Prima di continuare con l’elenco dei complimenti -che può essere lungo- è raccomandabile fare una piccola pausa per analizzare alcuni dei difetti che gli utenti più impazienti sembra che abbiano già trovato in questa EOS 350D.

La sporcizia del sensore è uno dei più conosciuti e, senza dubbio, il più indiscutibile. Chiaro è che non si tratta di un’esclusiva della Canon, ma di un problema delle reflex digitali al quale, a eccezione della Olympus, nessuno ha posto rimedio.

In effetti, in poco meno di una settimana con la fotocamera tra le mani, una foto al cielo con il diaframma chiuso è sufficiente per provare la sporcizia che durante questo scarso margine di tempo si è già accumulato nell’interno della fotocamera.

Ma come non si tratta di fomentare l’isteria collettiva, non è inutile ricordare che con un diaframma più aperto e nella maggior parte di prese queste macchie non sono percettibili, e che la pulizia del sensore non è qualcosa di così complesso.

© Iker Morán, QUESABESDE.COM
Nell’estremo superiore sinistro, con il diaframma più chiuso, si può apprezzare la sporcizia del sensore (628 x 463 pixel, 362 KB).

Il secondo dei punti che abbiamo voluto provare è il tema dei pixel morti che, a quanto pare, ha presentato qualche modello. Il test realizzato ci indica che il CMOS si trova in perfetto stato, e soltanto con i parametri più esigenti troviamo un unico "hot pixel" (punto con una luminosità incorretta, a differenza dei "dead pixel", che sono inutilizzabili).

Infine, non può mancare in una revisione di qualsiasi modello reflex della Canon un riferimento alla nitidezza delle sue immagini. La verità è che nel caso concreto di questo modello e delle ottiche provate, ci siamo trovati con dei risultati migliori di quelli sperati, almeno in confronto alle fotocamere di gamma superiore della stessa marca.

È certo che, in alcune prese, le immagini soffrono in quel punto di una messa a fuoco violenta, ma non bisogna dimenticare -ancora una volta- che lo sviluppo delle immagini e l’applicazione di una maschera di messa a fuoco di solito è un passaggio più raccomandabile per ottenere risultati ottimi con qualsiasi reflex digitale.

Comandi abbondanti

La distribuzione dei comandi è un po’ consistente, prendendo in considerazione il ridotto spazio di cui si dispone. Lo scatto in qualsiasi dei comandi automatici o di priorità non implica nessun problema, salvo che il mirino -ancora una volta- è troppo scarso nell’informazione.

Se la velocità, il diaframma, l’esposimetro e lo stato del buffer della fotocamera sono stati accompagnati dalla sensibilità, dal bilanciamento del bianco e dal formato del file, il lavoro del fotografo sarebbe abbastanza semplice e non dovrebbe guardare il piccolo display posteriore per confermare o modificare questi dati.

Quando si seleziona il modo manuale, il tema si complica un po’. Per cambiare la velocità non c’è nessun problema, grazie alla ghiera collocata vicino allo scatto. Invece, il diaframma richiede di passare da un piccolo pulsante che cambia la funzione da questa stessa ghiera. Anche se si sarebbe desiderata una seconda ghiera, almeno bisogna riconoscere che il citato pulsante si trova lì dove il dito pollice spera di trovarlo.

Gli accessi diretti sono stati anche organizzati con un buon criterio. La sensibilità, il bilanciamento del bianco, la modalità dell’autofocus e la misurazione si trovano in una specie di dial posizionato intorno al pulsante centrale chiamato "set".

© Iker Morán, QUESABESDE.COM© Iker Morán, QUESABESDE.COM

Disposti a suggerire miglioramenti, la verità è che questo pulsante ha troppo protagonismo in tutte le operazioni -bisogna selezionare la sensibilità e poi pressare "set" affinché resti salvata, per esempio- e sottrae alcuni punti di manovrabilità alla fotocamera. Lo stesso succede con i parametri di dimensioni e formato di file, che la Canon insiste nel nascondere all’interno del menù.

Bisognerebbe anche ritoccare il compartimento per la scheda CompactFlash. Anche se la sua situazione laterale è perfetta e l’accesso alla scheda non presenta problemi -nel peggiore dei casi si deve pressare al massimo il pulsante di espulsione per recuperare la scheda-, il coperchio di detto spazio quando si apre scollega la fotocamera. In questo modo, se si apre per errore prima che le immagini abbiano finito di essere salvate, è molto probabile che perdiamo quelle fotografie.

Menù completo

Il menù principale si organizza in quattro grandi gruppi. Il secondo di quelli -il primo corrisponde alla maggior parte dei parametri accessibili dai comandi esterni - possiede alcune delle novità più interessanti della fotocamera.

Così, troviamo la compensazione dell’esposizione del flash (+-2 EV) o lo spazio del colore, da selezionare tra sRGB e AdobeRGB. Il bracketing del bilanciamento del bianco -un’altra novità- si mostra attraverso un menù complesso che è possibile che richieda il passaggio dal libretto di istruzioni della fotocamera.

In questo stesso menù, i parametri dell’immagine aprono un lungo elenco di possibilità al momento che l’utente personalizzi il suo sviluppo. La 350D possiede due posizioni già memorizzate e offre tre in più affinché il fotografo le personalizzi.

© Iker Morán, QUESABESDE.COM© Iker Morán, QUESABESDE.COM

Per quello dispone di quattro parametri: contrasto, nitidezza, saturazione e tono del colore. La nitidezza è l’opzione più ricorrente, per aggiungere un po’ di messa a fuoco alle immagini. Può essere una soluzione se non si vuole passare per il computer, ma i risultati dimostrano che lo sviluppo successivo è più raccomandabile.

Inoltre, un’ultima opzione bianco e nero aggiunge la possibilità di modificare il filtro (giallo, arancione, rosso o verde), così come gli effetti del colore (seppia, blu, porpora e verde) per chi si vuole risparmiare la dose di creatività di fronte al monitor del computer.

Opzioni personali

Attraverso l’ultimo menù possiamo accedere a funzioni come la lingua, l’aggiornamento del firmware o la pulizia del sensore. Si trovano anche qui le opzioni personali, all’interno delle quali vale la pena evidenziare alcune di quelle interessanti.

La sincronizzazione del flash alla seconda tendina, per esempio, si seleziona da queste opzioni. Lo stesso succede con la possibilità di alzare lo specchio reflex prima di scattare per evitare la trepidazione a velocità basse.

Questi dettagli, ai quali bisogna aggiungere la funzione di previsualizzazione della profondità di campo nel frontale della fotocamera, sono buone dimostrazioni che la Canon non è caduta nella tentazione di eliminare prestazioni più professionali per abbassare il costo di un modello per principianti.

Continuando con il flash, la 350D utilizza, così come le sue sorelle maggiori, il nuovo sistema E-TTL II, con due opzioni di misurazione (quelle denominate valutativa e media pesata al centro) che si possono selezionare da questo menù di opzioni personali. La teoria dice che il sistema valutativo prende in considerazione la misurazione realizzata dal prelampo del flash e che quella media pesata al centro impiega i dati della scena ottenuti dal sensore della fotocamera.

© Iker Morán, QUESABESDE.COM© Iker Morán, QUESABESDE.COM

Nonostante ciò, costa trovare la differenza nella maggior parte delle situazioni, ed è in controluce o nelle prese con grandi differenze di illuminazione tra il soggetto e lo sfondo, per esempio, dove queste si possono apprezzare.

Rispetto al flash incorporato, si è aumentato molto sofisticatamente l’altezza rispetto a quello della 300D, anche se il sistema di elevazione continua ad essere tanto brusco e poco discreto come quello della sua predecessora.

Anche in questo paragrafo di opzioni personali si trova il sistema di riduzione del rumore per le esposizioni lunghe. La verità è che abbiamo potuto provare l’eccellente rendimento del sensore ottenendo immagini senza troppo rumore dopo esposizioni di 30 secondi.

In questo senso, se si decide di attivare il sistema di riduzione del rumore, bisogna prendere in considerazione che la fotografia perderà un po’ di nitidezza -meno di quello che speravamo-, la verità, ma certo acquisisce una certa dominante qualità. Comunque, il processo sarà lento e si dovrà aspettare alcuni secondi per potere scattare la seguente immagine.

Ottica semplice

Se tutto -o quasi tutto- sono elogi rispetto al corpo e alle prestazioni della nuova 350D, la verità è che l’ottica non merita tale trattamento. Si tratta dello stesso EF-S 18-55 mm f3.5-5.6 che si presentò con la 300D, ma che adesso arriva alla sua seconda versione, quella denominata II.

Invece, il rinnovamento dell’obiettivo si limita a cambiamenti estetici, perchè tutto indica che è la stessa ottica della sua predecessora per quanto riguarda la tecnologia e il rendimento. Per iniziare, la nuova versione neppure incorpora il motore di messa USM che dà tanti punti alla lente della Canon.

Malgrado ciò, la messa a fuoco non soffre nessuna limitazione grave e risponde perfettamente ai 7 punti a forma di croce che permette di selezionare la fotocamera. Il suono, cioè, è conforme alla costruzione di plastica dell’obiettivo, e lo stesso succede con la sua estrema leggerezza e con un anello di messa a fuoco realmente impraticabile.

© Iker Morán, QUESABESDE.COM© Iker Morán, QUESABESDE.COM

Ma per essere giusti nelle critiche bisogna chiarire che l’obiettivo si vende per quello che è: un’ottica semplice e con un prezzo molto accessibile. Le limitazioni sono abbondanti e la qualità lascia molto a desiderare, ma almeno le focali contenute dopo il montaggio digitale Canon EF-S risultano molto interessanti anche dopo avere applicato il fattore di moltiplicazione focale da 1,6, che lo trasforma in un 28-88 mm.

Forse questo è un obiettivo sufficiente per l’utente che vuole iniziare, ma i più esigenti dispongono di una soluzione più semplice: acquistare il corpo da solo e completarlo con un’ottica di maggiori prestazioni.

Giustificazioni a parte, l’obiettivo soffre dei classici difetti di un’ottica semplice, anche se forse la sua presenza sia più notevole di quello che si potrebbe sperare.

Così, non costa molto trovarsi con aloni porpora nelle immagini. Un po’ di controluce o una luminosità molto intensa sono sufficienti affinché i bordi delle sagome dell’immagine appaiano con questi fastidiosi aloni.

Bisogna essere un po’ più diffidente per scoprire la perdita di nitidezza che si produce nei bordi dell’immagine. Si apprezza anche un certo oscuramento negli angoli della fotografia -anche se non sufficientemente percettibile come per parlare di vignettatura- e di una pronunciata distorsione del caricatore con la focale più corta.

L’ombra della EOS 20D

L’apparizione delle reflex digitali sempre più potenti e più accessibili sta complicando il tema della segmentazione del mercato digitale. La EOS 350D ne è la prova migliore. Per meno di 1.000 euro è possibile acquistare una SLR con una qualità e delle prestazioni indiscutibili.

La domanda, cioè, che più si ripete ultimamente fa riferimento alla posizione nella quale resta la EOS 20D, sua sorella maggiore, che sfoggia delle specifiche tecniche troppo simili per un prezzo più gonfiato rispetto a quello della 350D.

Infatti, la Canon ha modificato la sua politica rispetto a quello che succedeva con la 300D e con la 10D. In questo caso, la prima nasceva con molte delle funzioni più avanzate annientate per marcare bene le distanze rispetto al modello superiore. Non ritardarono ad apparire firmware alternativi che liberavano queste opzioni della 300D.

Cosicché l’utente deve decidere se lo risarcisce pagare quegli euro in più che richiede la 20D. Per molti, possibilmente i dettagli saranno insignificanti e non varrà la pena. Ma ci saranno molti altri che vedono nel corpo più robusto e semiprofessionale, nella maggiore velocità o in altri aspetti la risposta a quello che loro cercavano.

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È certo che la qualità di immagine di entrambi i modelli è molto simile, malgrado non forniscano lo stesso sensore CMOS. Ma è in tema di design e di resistenza dove si segnano le differenze.

Quello che è chiaro è che la EOS 350D è una fotocamera eccezionale per iniziare o affinché gli appassionati della fotografia continuino con il loro hobby, adesso dalla fazione dei pixel. In quel senso, e nonostante i piccoli "ma" che siamo andati analizzando, costa trovare nel mercato qualcosa di simile ad un prezzo così allettante.

TESTO E FOTO: Iker Morán

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