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![]() EOS 20DCaratteristiche ![]() Val. utenti: Dim. Sensore: 22,50 x 15,00mm Mass. ris.: 3504 x 2336 p. Fattore: 1,60x Monitor: TFT di 1,80 pollici In due parole Una completissima fotocamera reflex per il fotografo principiante o semiprofessionale che migliora sostanzialmente alla 10D Prezzi Non ci sono prezzi disponibili Foto ![]() ![]() ![]() Verifica la qualità delle immagini della Canon EOS 20D con le nostre 36 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.Recensione
martedì 21 dicembre 2004 La Canon un'altra volta in testaGià nel suo momento, la EOS 10D suscitava un dubbio simile a quello che ci provoca la 20D: Si tratta di una fotocamera per principiante esperto o si dovrebbe considerare direttamente una professionale di gamma bassa? Dopo il lancio della EOS 300D, che scatenò la guerra tra i produttori per ridurre i prezzi, la Canon scommette forte con la EOS 20D nella categoria delle SLR semiprofessionali. Un sensore CMOS da 8 milioni di pixel, un processore DIGIC II che la rende molto veloce (un'accensione da 0,2 secondi e raffiche da 5 fps) un sistema di autofocus in forma di diamante da 9 punti l'avallano. Una buona formula La EOS 20D* si presenta al grande pubblico come una degna erede della 10D. Quando questa ultima è entrata nel mercato agli inizi del 2003, si consolidò immediatamente per offrire in parti uguali qualità semiprofessionale e un prezzo molto più accessibile -per allora- di quello delle altre SLR digitali del mercato. Questa formula, che trionfò come la Coca Cola, non contò sulla concorrenza diretta fino all’estate scorsa, quando l’apparizione della Nikon D70 forzò una revisione al ribasso dei prezzi. La 20D è un grande esempio di evoluzione verso macchine SLR digitali sempre più attrezzate e sempre più economiche. Anche se sembrano quasi la stessa fotocamera, le differenze con la EOS 10D saltano alla vista. Ci sono rifiniture in quella che la elevano molto dall’alto delle altre SLR della sua categoria, ed è che questa macchina sembra essere pensata per un principiante esperto, ma disegnata per coprire le necessità di un fotoreporter. Sensore di seconda generazione Il suo principale punto forte è il sensore CMOS, delle stesse dimensioni APS che in quella 10D (22'5 x 15 mm) e costruito specificamente per questa fotocamera. Il sistema di captazione arriva con molte novità; la più significativa riguarda gli 8,2 megapixel effettivi di risoluzione -la più alta risoluzione fino al momento, tra le reflex di bassa gamma -, con cui si possono creare archivi fino a 3504 x 2336 pixel. La Canon ha messo molta enfasi nel miglioramento delle prestazioni del sensore, soprattutto per quanta riguarda la riproduzione del colore e l’eliminazione del rumore. Il sensore, in questo senso, è costituito da fotodiodi più piccoli che hanno collocata sopra una microlente per facilitare l’arrivo della luce. Ciò, in teoria, favorisce una maggiore capacità di luce diretta, con cui si ottiene di forzare meno il sensore. Nella pratica, ciò si traduce in un miglioramento sostanziale della qualità di immagine in tutte le sensibilità nelle riprese a 3200 ISO. Contribuiscono anche a ciò il nuovo circuito di eliminazione del rumore, un chip che aiuta ad attenuare gli artifici e un filtro ottico di incremento basso di tre classi che mitiga i colori irreali. Senza andare oltre, nelle prove realizzate con esposizioni estese in situazioni di poca luce si può apprezzare una nitidezza di immagine eccellente. Un corpo bandiera Nelle mani, la EOS 20D trasmette una sensazione di robustezza. Il suo corpo è costituito da una lega di alluminio e plastica che la rende resistente. Salvando le similitudini con la sua predecessora, il corpo della 20D è leggermente più piccolo e ergonomico, alcuni cambi su piccola scala che la fanno assomigliare di più alle sue sorelle maggiori di gamma professionale. Tutte le funzioni essenziali restano alla portata della mano. La commentata riduzione di dimensioni e peso ha supposto anche una ristrutturazione dei pulsanti e dial che la fanno più maneggevole, se possibile, di quella della 10D. Il pulsante di accensione che attivava la ghiera posteriore è scomparso, e questa è integrata nel pulsante di accensione principale. La sua precedente collocazione la occupa adesso un dial di quattro direzioni che sostituisce anche lo scomparso pulsante di navigazione della 10D. Quindi, facendosi più piccola certi complementi della 10D non si possono utilizzare. È il caso dell’impugnatura verticale o del compartimento delle batterie. È perfettamente criticabile che quella che si suppone che sia la fotocamera che migliori alla 10D continui a non avere una sicura che impedisca di aprire il compartimento delle schede mentre si stanno trasferendo le immagini al computer. Al farlo, la fotocamera scopre l’apertura e automaticamente si spegne, e di conseguenza le immagini che ancora non si sono registrate si perdono. La visione simultanea nel pannello LCD e nel mirino rende non necessario la vista di questo ultimo per manipolare l’esposizione senza perdere tempo. Manca che qualcuno degli altri parametri, come la scelta della qualità di immagine, la sensibilità ISO, il bilanciamento del bianco o il modo di misurazione, possano anche variarsi senza necessità di allontanare l’occhio dal mirino, dato che per quello si deve ricorrere al pannello LCD. Il display TFT, invece, conserva le stesse dimensioni e risoluzione del monitor della 10D, con 1'8 pollici di diagonale e 118.000 pixel. Possiede cinque livelli di luminosità regolabili e è accettabilmente nitida, anche se è raccomandabile visualizzare le immagini con l’istogramma per non avere dopo una delusione sul monitor del computer. Nonostante non sia un cattivo display, comincia a fare male i conti rispetto ai display da 2 pollici che da qualche tempo si stanno facendo vedere sul mercato. Velocità da vertigini Una delle limitazioni di cui si tormentava la 10D era la relativa lentezza con la quale operava su quasi tutto. La 20D non risolve soltanto questi problemi, ma in certe occasioni supera anche le aspettative. Il sensore di immagine possiede quattro canali di lettura ad alta velocità per trasferire l’informazione alla scheda, alla pari del processore DIGIC II, incorporato nella professionale EOS 1D Mark II, migliora in modo sostanziale la rapidità di azione della fotocamera. La combinazione di entrambi permette che la raffica si possa effettuare a 5 fps, scattando un massimo di 6 fotogrammi nel formato RAW o fino a 23 in JPEG alla migliore compressione. Nelle qualità di compressione più basse, si possono effettuare scatti fino ad esaurire la scheda. Nelle nostre prove, realizzate con una scheda Lexar Media da 40x, la EOS 20D ha impiegato circa 15 secondi per registrare 6 scatti consecutivi nel formato RAW. Il lasso di tempo dedicato alla cattura di 23 JPEG alla massima qualità è stato di circa 42 secondi. Ma questi non sono gli unici tempi di orologio migliorabili nella 20D rispetto alla sua predecessora. L’attesa per l’accensione della fotocamera è passato da 2,5 secondi di attesa a soltanto 0,2 secondi. La Canon, allo stesso modo, assicura che il tempo di ritardo dello scatto (il denominato “lag”) è di solo 65 millesimi di secondi. L’otturatore ha anche vinto un poco di rapidità e adesso possiede una massima velocità di 1/8000 di secondo. La sincronizzazione con il flash, invece, si effettua a 1/250 di secondo. Sebbene si ringrazia questo aumento (nelle EOS 300D e 10D, la velocità è di 1/200 di secondo), tale cifra non è niente dell’altro mondo se si confronta con quella che offrono altre fotocamere. È il caso della sempre omnipresente D70 della Nikon, che permette di sincronizzare a 1/500 di secondo. Buona comunicazione Quanto più professionale è il corpo di una fotocamera, più completa è l’informazione che può ottenersi attraverso l’obiettivo. La 20D ha migliorato il sistema di messa a fuoco, passando da 7 a 9 punti in formato romboidale, nello stile di un diamante. Una distribuzione basata sulle norme essenziali di composizione, che rispetta la collocazione degli elementi secondo la regola dei terzi e che permette di selezionare quasi tutte le parti della scena. La scelta del punto concreto si effettua attraverso la ghiera posteriore e, certamente, il sistema è più efficace di quello della 10D. Il flash è un altro dei beneficiari di questa migliorata comunicazione tra l’ottica e il corpo della fotocamera. Tanto le unità esterne come il flash di tipo pop-up integrato basano la loro misurazione sul sistema E-TTL II, che prende in considerazione la distanza focale dell’obiettivo e la luce ambiente per regolare la loro potenza. Además, el flash integrado es considerablemente más potente y grande que el de la 10D. Cubre sin hacer sombra el campo de visión de un angular hasta los 17 milímetros (en paso universal) y elimina sin problema los molestos ojos rojos. Tra tanti punti di messa a fuoco e possibilità di combinazione, sorprende che la fotocamera non disponga di una misurazione realmente puntuale, cioè, con un angolo da 5 a 15 gradi. Offre, quindi, la possibilità di effettuare misurazioni matrix (di 35 punti), parziali e ponderata al centro, anche se la Canon non specifica qual è la differenza di copertura di queste due ultime. Il tempo dirà se i CCD e CMOS della maggior parte delle reflex digitali finiscono per raggiungere le dimensioni del negativo o se, al contrario, si manterranno in quello dell’APS. Adesso, questa fotocamera conserva il fattore di conversione di 1,6x e, come novità, è compatibile con gli obiettivi EF-S della Canon, un vantaggio rispetto alla sua predecessora, che non era preparata per questo tipo di lenti più angolari. Così, le dimensioni dello specchio sono state ridotte nella 20D per evitare che la parte posteriore delle ottiche non diverga da ciò. Impostazioni del colore Addentriamoci nell’analisi della riproduzione del colore, si deve criticare come aspetto negativo la poca fedeltà dei bilanciamenti automatici e preselezionati sotto certe condizioni di luce. Un deludente inconveniente che si può mitigare leggermente con l’opzione di bilanciamento personalizzato, che funziona concretamente. Il bilanciamento del bianco automatico, quindi, zoppica un poco. Sottoponendolo alle tre situazioni luminose più frequenti -luce del giorno, fluorescente e di tungsteno-, si può apprezzare a occhio nudo che il suo livello di risposta è notevole nel primo caso, accettabile nel secondo e con disturbi dominanti rosso-giagiallastri nel terzo. Identici risultati a quelli del bilanciamento del bianco per la luce di tungsteno si ottengono quando l’opzione preselezionata è la luce incandescente. Ma questo non è l’unico dei bilanciamenti prefissati con errori: anche nel bilanciamento per scenari con ombre si apprezza una marcata deviazione del colore verso il giallo. La 20D possiede altre opzioni per lavorare con il bilanciamento del bianco, come la calibrazione manuale attraverso i gradi Kelvin e un’impostazione di estrema qualità. Questa ultima, inesistente nella 10D, consiste in un sistema di coordinate di due assi, azzurro-giallo e rosso-verde, per quelli che può spostare il fotografo, regolando così i passaggi di differenza tra le immagini. Questa opzione permette di realizzare un bracketing fino a 9 immagini. Al momento della verità, può risultare più comodo e meno confuso trattare il colore della presa nel procedimento di postproduzione, invece di ricorrere a uno strumento così preciso. La 20D permette di lavorare con gli spazi di colore sRGB e Adobe RGB. Ugualmente, si possono manipolare i parametri di contrasto, nitidezza, saturazione e tono di colore in entrambi gli spazi, un vantaggio rispetto alla EOS 10D, che solo permetteva di farlo con sRGB. Tutte le immagini, a proposito, mostrano a occhio nudo una leggera mancanza di saturazione, se le confrontiamo con quelle che cattura la 10D, come se fossero meno nitide o la riproduzione del colore fosse più neutra. Se c’è realmente qualcosa in cui si nota un miglioramento rispetto al rendimento della 10D, è nei risultati ottenuti alle sensibilità più alte. Come sanno già la maggior parte degli appassionati, il rumore di solito colpisce negativamente i colori delle immagini soprassaturando i loro toni, esagerandoli, impregnandoli di certe tonalità o riflettendo interferenze. Certamente, le sensibilità di questa fotocamera si comportano in modo eccezionale. Da 100 fino a 400 ISO, le immagini sono apparentemente esenti da rumore. A partire da 800 ISO, si inizia a notare leggermente, e solo a 1600 e 3200 ISO è apprezzabile. Ciò che sembra un poco discutibile è l’uso che si può dare al nuovo modo di colore monocromo. Si tratta di una foto in bianco e nero che viene con diversi filtri digitali di colori, a imitazione degli analogici giallo, arancione, verde e rosso. È anche possibile applicare un viraggio a seppia. Trasferimento di immagini Il funzionamento interno della EOS 20D è ricco di novità rispetto alla 10D. Una di quelle è la possibilità che la fotocamera scriva due archivi diversi su RAW e JPEG di qualsiasi dimensioni e qualità per una stessa ripresa. La 10D poteva soltanto proporzionare un archivio JPEG incassato dentro il RAW. Per quanto riguarda la compatibilità con schede di memoria, la 20D continua a utilizzare le CompactFlash di Tipo I e II. Ci sono invece delle sorprese per quanto riguarda la velocità di trasferimento sul computer. L’interfaccia USB 2.0, che sostituisce alla USB 1.1 integrata nella EOS 10D, permette di trasferire le immagini al computer nella misura in cui si vanno prendendo, a una velocità 40 volte superiore a quella della sua predecessora. È anche molto interessante la compatibilità della 20D con il sistema di verifica dei dati DVX-E2, un’applicazione della Canon che serve a verificare che le immagini non sono state manipolate o trattate digitalmente. È questa una prestazione che ogni giorno si fa più imprescindibile nelle agenzie di notizie e altri organismi, come la polizia o le società assicuratrici, particolarmente interessati a autenticare le immagini usate come testimoni grafici. Il software inserito con la fotocamera, il Digital Photo Pofessional 1.1, permette che si possano applicare immediatamente pacchetti di impostazioni alle immagini e cambiamenti di parametri in lotti, invece di farlo in modo sequenziale come succedeva con la 10D. Lo sviluppo delle immagini RAW è approssimativamente sei volte più rapido. La fotocamera include anche uscita video per avere visione delle immagini su una televisione e è compatibile con la regola PictBridge per facilitare la stampa diretta. Riconquistando al pubblico principiante Come abbiamo già commentato, la EOS 20D sembra essere a metà strada tra le SRL professionali e quelle del principiante. I suoi 8 milioni di pixel, la velocità con la quale opera, il suo sistema di autofocus da 9 punti, la riduzione del peso e restyling sono alcune prestazioni che pochi o poche avrebbero sognato di arrivare a vedere a un prezzo relativamente tanto accessibile. La ragione di tutto ciò è la sempre benedetta concorrenza. Quando la Nikon lanciò la D70, il regno della Canon nel terreno delle SLR digitali per principianti sembrò traballare. Adesso, con la 20D, resta perfettamente stabile. Ma nonostante gli innegabili pregi della EOS 20D, ci sono ancora abbastanza aspetti deplorevoli in quella ed è molto probabile che non siano limitazioni di cui la Canon non conosce il rimedio. Parliamo, per esempio, dell’irregolare rendimento dei bilanciamenti del bianco automatico e prefissati, della velocità di sincronizzazione del flash, della mancanza di un’autentica misurazione spot o del display TFT, che comincia a restare piccolo. È chiaro che, per posizionarsi, la Canon ha messo nella 20D soltanto le prestazioni necessarie per continuare a capeggiare questa categoria di mercato. E anche se tali prestazioni non sono nulla di disprezzabili, non bisogna perdere di vista che a volte sembra che dobbiamo prodigarci in elogi quando in realtà siamo, i principianti, gli ultimi a beneficiare di quelle. * La prova della Canon EOS 20D si è realizzata con gli obiettivi Canon L 17-40 mm f4 USM e Canon L 70-200 mm f2,8 IS USM. TESTO E FOTO: Núria Aguadé |
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