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lunedì 15 maggio 2006
ultimi articoli
![]() Fotografia urbana: la giungla di asfaltoEccetto alcuni privilegiati, una delle cose che condividono i fotografi digitali è il fatto di risiedere -o lavorare- in una città più o meno popolata. Non tutti saranno paesaggi, fiori e cartoline idilliache; nella città abbiamo anche le nostre particolarità: automobili, resse, edifici… Decine di dettagli da guardare e nessuno è degno di essere fotografato. Nessuno? Forse qualcuno… Giusto quello che sta dietro al lampione. Di Eduardo Parra
Che noiosa sembra la fotografia urbana. Tutto è grigio, è nero, tutto è triste… Ma no: siamo seri. Non c’è peggiore cieco di colui che non vuole vedere, e, se vogliamo vedere, scopriremo che nella giungla di asfalto ci sono tante -o più- possibilità fotografiche come nel più fiorito dei campi o nella più lussuosa delle sfilate. Tutto è questione di sapere cercare e, una volta trovato il motivo, sapere dove mettersi e quando fare clic.
Iniziamo dal principio. Per fotografare in una città si possono seguire diversi metodi. Uno è uscire ad esibire la fotocamera stretta tra le mani, prepararsi per fotografare e iniziare a scattare a volontà. Una seconda versione consisterebbe anche nell’uscire a esibire la fotocamera stretta tra le mani, prepararsi come prima per fotografare, anche se cercando, localizzando e scattando poco e bene.
C’è un altro tema che ci farà cavillare un po’: Scattiamo foto diverse o ci dedichiamo ad elaborare una serie collegata di immagini? In certe occasioni è meglio porsi una "sfida" che uscire all’avventura. Di solito è più semplice concentrarsi a fotografare soltanto un determinato tipo di cose -le statue del centro della città, per esempio- che fotografare tutto. Sembra menzogna, ma passarsi tre o quattro ore fotografando lo stesso ci può svelare punti di vista che, diversamente, non vedremo mai.
La città offre mille elementi con i quali giocare: curve, rette, forme, prospettive, diversi piani… È necessario, in primo luogo, sapere misurare. Nelle città troviamo un’infinità di angoli, con molteplici controluce e forti contrasti. Attento a quello. Bisogna sapere cercare una buona prospettiva che ci dà gioco.
Evitiamo i diaframmi chiusi e sfocature. Bisogna catturarlo tutto: strade che si perdono nell’infinito, curve che serpeggiano in mezzo alla città, edifici che arrivano ancora più in là… In questi casi, limiteremo l’uso dei teleobiettivi e ci concentreremo sugli angolari. Una focale corta ci permetterà di accentuare in gran misura la sensazione di profondità e la profondità di campo -anche se nelle compatte digitali non è questo un aspetto di cui dobbiamo preoccuparci.
I tele -non lo dimentichiamo- hanno anche la loro estensione, ma con moderazione. Una focale lunga distrugge la prospettiva e accumula i piani, e se qualcosa c’è in una città, è un mucchio di agglomerati. L’uso di un teleobiettivo implica che una statua che è vicina all’edificio starà attaccato a quello… E questo non è per niente fotogenico. Il migliore uso che possiamo dare ai tele è quello di "forbici". Cioè, usarlo per reinquadrare e tagliare con un solo colpo quello che ci dà fastidio al momento di comporre: lampioni -sicuro che quelli che li collocano lì non sono fotografi-, segnali di traffico, fermate di autobus….
C’è ancora di più
In effetti, c’è di più: il traffico, quel nemico encomiabile del fotografo urbano. Siamo realisti: mettersi ad allontanare le automobili per fare una foto è così poco pratico come aspettare che ci lascino passare. È l’occasione perfetta per fare uso di una di quelle armi fotografiche che teniamo conservate: le esposizioni lunghe. Sensibilità al minimo, diaframma ben chiuso, treppiede in piedi e a scattare. Il monumento -o qualsiasi altro motivo statico- non si muoverà, ma le automobili sì, in modo che con un’esposizione considerevole -vari secondi- otterremo che i veicoli siano soltanto una scia e non un fastidio.
Non dobbiamo neppure perdere di vista quello che non è tanto alla vista -valga la ridondanza- nelle città. In tutti gli angoli ci sarà qualche dettaglio che ci ispiri a fare le nostre foto più artistiche. Un giardino con i fiori, un edificio che è un gioiello architettonico, un angolo che molti hanno visto ma che nessuno ha guardato… È lì la bella foto.
Eduardo Parra
Fotoreporter * Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita. |
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