![]() |
|
|
|
|
||
|
Ricerca: Offerte di lavoro Sei giornalista e ti interessano la fotografia e le nuove tecnologie? Se sei così, clicca qui.
|
lunedì 3 aprile 2006
ultimi articoli
![]() Fotografia di paesaggi: foto in campo apertoLa fotografia di paesaggi è una delle discipline più fortemente praticate da tutti i fotografi. Non importa se sono professionisti o principianti. Praticamente il cento per cento delle persone che qualche volta hanno impugnato una fotocamera si sono fermati davanti ad un idilliaco posto campestre per scattare un paio di fotografie. Non tutte vengono bene. La fotografia di paesaggi è una disciplina che inganna, e non è così facile come sembra eseguirla correttamente. La prima lezione: per vedere, prima bisogna sapere osservare. Di Eduardo Parra La fotografia paesaggistica è, teoricamente, facile da realizzare. Bisogna soltanto fare clic, e basta. Generalmente, si fa piena luce del giorno, con alte velocità di otturazione e con diaframmi chiusi. Si superano così, rispettivamente, i problemi di messa a fuoco, le immagini mosse e i limiti della scarsa profondità di campo.
Il problema viene da altre latitudini, piuttosto "artistiche", e di solito deviano in risultati fotografici che non si adeguano con quello che abbiamo in mente. E quello, non ci inganniamo, non è colpa della nostra compatta da 200 euro. Prima guardare, poi vedere In un paesaggio ci sono molti motivi da scegliere e una grande quantità di valori con i quali giocare, anche se non possiamo cambiare le condizioni della ripresa. Le focali, per esempio, di solito sono corte: quanto di più, meglio, dato che così si può vedere più paesaggio. Ma che questo sia quello convenzionale non vuole dire in assoluto che non possa farsi un paesaggio con teleobiettivo. Infatti, le focali lunghe sono idonee per schivare incidenti naturali o opere architettoniche di incongruente ubicazione.
Dobbiamo anche giocare con la luce. Un paesaggio di solito presenta chiari, zone di ombra, luci forti, luccichii… La misurazione nei paesaggi di solito è matrix, cioè, misurando tutta la scena. La ragione è semplice: in un paesaggio di solito convivono luci e ombre in forma più o meno equilibrata, ma può anche vincere una di quelle due per voluminosa maggioranza, con cui utilizzare un modo di misurazione più ristretto causerebbe qualche pericolo.
Invece, non sempre troviamo una misurazione semplice. Ci sono occasioni nelle quali dobbiamo scommettere se sovrapporre o se bruciare. Quello più sensato -che necessariamente deve essere il più corretto- di solito è scommettere sulle luci basse e lasciare la ripresa, in principio, sottoesposta. La ragione è semplice: una luce bassa può recuperarsi in maggiore o minore misura con il computer; una zona bruciata, invece, è molto più difficile.
Un altro dei fattori da prendere in considerazione è il punto di mira. In un paesaggio corriamo il pericolo che gli stessi elementi naturali non offrano una composizione adatta. Non possiamo evitare che la montagna disturbi o che il fiume attraversi la foto da parte a parte o che il punto di fuga della valle stia nel centro dell’immagine. Invece, possiamo mettere tutti questi elementi a nostro favore utilizzando le conoscenze che già abbiamo. In questo modo, per esempio, è importante non ostinarci a toglierlo tutto, assolutamente tutto, e cedere davanti all’evidenza. Se il fiume dà fastidio, ci muoviamo un po’. Se non possiamo rimetterlo nella scena cambiando l’inquadratura, lo eliminiamo, sia cambiando completamente il punto di vista sia tirando lo zoom.
L’acqua e la simmetria L’acqua, soprattutto in forma di lago, offre un’interessantissima opportunità per compiacerci con le simmetrie. La simmetria in fotografia di paesaggi è un ricorso conveniente fino ad un certo punto. Per regola, è molto più estetico utilizzare i punti della zona aura per comporre con diversi elementi e lasciare le fotografie simmetriche come mero ricorso preciso. Invece, l’acqua ci permette di giocare con i lampi del sole e i riflessi asimmetrici, introducendo nell’immagine elementi che senza di quella non sarebbero visibili. Pensiamo, per esempio, alle idilliache montagne che appaiono nell’inquadratura ma che stano riflesse in un lago. Eduardo Parra
Fotoreporter * Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita. |
newsletter di foto Ricevi ogni settimana tutte le nostre notizie sulla foto digitale RSS Le più nuove Le più visitate
|