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lunedì 20 marzo 2006
ultimi articoli
![]() Fotografia sportiva: fotografia a tutta velocitàLa fotografia sportiva è, con ogni probabilità, una disciplina che presto o tardi finiscono di provare la grande maggioranza di fotografi, indipendentemente dal loro livello. Chi non ha un figlio, un nipote che pratica qualche sport? Quale persona non brucia quattro rullini o dà tre calci a un pallone in una giornata in campagna? Anzi: Chi non ha fatto canestro con una palla di carta nel cestino dell'ufficio? Nella maggiore e minore misura, tutto quello è sport, e noi apprenderemo a fotografarlo. Di Eduardo Parra Siamo seri. La fotografia sportiva ha le sue cose, come tutte le discipline; alcune buone e altre brutte. La bella notizia è che l’evento sportivo ha -generalmente- una durata sufficiente per fare le nostre prove. In altre parole, conteremo su più di un minuto per cercare -e trovare- la foto perfetta. La brutta notizia è che i momenti più fotogenici si producono nel giro di decimi di secondo -quando non millesimi-, e se non azzecchiamo… Se non azzecchiamo, non c’è una seconda opportunità.
Lavorare con quello che abbiamo Per un fotografo professionista, il passo precedente a ogni evento sportivo è la scelta dell’attrezzatura. Noi, dato che abbiamo già ben chiaro quale sarà la nostra attrezzatura -siamo realisti- ci evitiamo un problema. In qualsiasi caso dobbiamo prendere in considerazione che la massima "l’importante è il fotografo, non la fotocamera" non è del tutto applicabile alle foto sportive. Così, per molto cattivi che siamo, una macchina reflex che scatti a 40 fotogrammi per secondo e un teleobiettivo da 300 mm con un’apertura di f1.4 facilitano il lavoro a qualunque persona. Ma andiamo a quello che ci interessa: la realtà. Le attrezzature digitali compatte non sono precisamente famose per avere uno zoom né una messa a fuoco rapide e precise. Certamente risaltano, invece, per fare sfoggio di un buon -cioè con ironia- lag o ritardo di scatto. È di vitale importanza prendere in considerazione questo limite al momento di scattare. Qui si può dire che l’esperienza è un grado. Sapere anticiparsi alla fotografia è fondamentale in questi casi. Diciamolo diversamente: dovremo scattare quando il saltatore di asta ancora sta nel suolo, a punto di staccare, o quando il calciatore sta caricando la gamba. In fotografia sportiva, la distanza fisica che ci separa dallo sportivo di solito è -per regola generale- abbastanza considerevole. Questo è così in sport come il calcio, l’atletica o lo sci, per fare alcuni esempi. Per questo motivo, dovremo servirci dello zoom ottico della nostra fotocamera, e questo deriva -quasi sempre- dall’uso di aperture più piccole. In una situazione convenzionale, come una foto di compleanno, compenseremmo l’apertura abbassando allo stesso tempo la velocità di otturazione. Disgraziatamente, queste norme "da cassetto" sono relative nella fotografia sportiva. L’uso di una velocità inferiore a 1/200 secondi probabilmente risulta nel conseguimento di foto mosse, un effetto poco perseguito nella fotografia sportiva. Per congelare una palla da tennis in pieno "smash", per tanto, avremo bisogno di velocità dell’ordine di 1/500 secondi; per fermare a un giocatore, approssimativamente di 1/320 secondi; per un corridore di marcia, 1/200 secondi... In una zona di illuminazione costante -un padiglione coperto, per esempio, o un parco in pieno mezzogiorno con il cielo sereno-, la cosa più facile è fissare una priorità alla velocità oppure utilizzare i modi manuali. In questo ultimo caso, fisseremo i valori di apertura e velocità guidandoci dall’esposimetro della nostra fotocamera. Il problema apparirà quando ci imbatteremo in una fotografia sportiva in zone di illuminazione variabile -un campo aperto o con lucernari, per esempio, o un giorno nuvoloso. In lunghe sessioni, il fotografo -soprattutto, se non è esperto- di solito si dimentica dei valori di esposizione e si concentra sull’inquadratura o sulla messa a fuoco. La preoccupazione sarà, essenzialmente, che il giocatore non si perda nell’immensità del campo e che appaia nitido. In un altro tipo di fotografie, come quelle di eventi sociali, la presenza di luce variabile neppure sarebbe un grande problema, dato che la priorità alla velocità si farebbe carico di correggere i cambi di luce. Ma in fotografia sportiva, sorgono i problemi. Vediamo. Una digitale compatta -o no-, scattando a più di 1/200 secondi, probabilmente esigerà grandi aperture. Se abbiamo presente che stiamo usando focali lunghe, le aperture non sarebbero molto luminose, e con molta fortuna arriveranno a f3.5. Sicuramente, dovremo forzare la sensibilità fino al massimo. Arrivati a questo punto, ci possiamo domandare: Perché stare a scattare sempre alla massima sensibilità, se possiamo evitarlo? Dato che non possiamo modificare l’apertura e neppure la velocità, la soluzione passa per usare un elemento poco impiegato nella fotografia digitale: l’ISO automatico. Tecnicamente, l’ISO automatico è un tipo di priorità all’apertura e alla velocità simultanee. Noi diamo due parametri e la fotocamera sceglie il resto. Grazie a questa opzione, possiamo continuare concentrati nel mettere a fuoco, inquadrare e scattare. Oltre alle tecniche Effettivamente, c’è qualcosa in più che sapere scattare: a che cosa scattare. Già abbiamo detto all’inizio di queste righe che le buone fotografie sportive durano letteralmente un istante, e per quello ci sono varie considerazioni precedenti che dobbiamo sapere. La prima è conoscere il gioco. In una partita di pallacanestro, per esempio, il pallone quasi sempre passa dalle mani dell’arbitro tra un tiro e l’altro. Non succede lo stesso, per esempio, in una partita di calcio. La conclusione è ovvia: per ottenere buone foto, dovremo conoscere bene quello sport. La seconda considerazione nel nostro block notes mentale è quella di avere presente che la migliore fotografia non sempre sta nei momenti di gioco. La cosa comune nelle foto sportive è catturare la mossa: un calcio in karate o un fallo a pallamano. Ma l’azione non finisce qui. La desolazione del giocatore che segna nella propria meta, l’allegria della panchina nel vincere la partita, la rabbia del giocatore sostituito, le lacrime della vittoria... Tutto quello è fotografia. * Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita. |
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