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lunedì 6 marzo 2006
![]() Fotografia di teatro: flash, no grazieL'utente medio di fotocamere compatte digitali non ha accesso -generalmente- a complessi e attrezzature di illuminazione. Neppure è comune potere fotografare grandi star della canzone o famosi attori. Nonostante ciò, in certe occasioni assistiamo ad un concerto, alla presentazione di uno spettacolo, al teatro... Momenti irripetibili che meritano, come minimo, alcune foto ricordo. Di Eduardo Parra Essenzialmente -e parlando in termini fotografici- ci sono due tipi di spettacoli: quelli nei quali possiamo impiegare flash -per ragioni di protocollo o, semplicemente, di distanza- e quelli nei quali no. Normalmente, e come abbiamo visto nell’articolo precedente, i primi godono di uno spiegamento di luci senza paragoni, e i secondi contano piuttosto su un’illuminazione scarsa per la nostra fotocamera. Che cosa significa questo? Che lì dove possiamo usare il flash, non è necessario, e lì dove è necessario, non ce lo permetteranno.
Nel teatro
D’accordo. Non è lo stesso un debutto nel teatro dell’Operetta del debutto nella scuola di nostro figlio. Il secondo caso, probabilmente, sarà per noi molto più importante e irripetibile, e per quello dobbiamo cercare di non lasciarci trasportare dall’emozione. Esistono differenze o no, in entrambi i palcoscenici ci sono attori, in entrambi i palcoscenici ci sono nervi, e in entrambi i palcoscenici danno fastidio i clic e i flash. Il semplice fatto che nessuno ci indichi che non dobbiamo lanciarci alla caccia fotografica non significa che possiamo farlo. Questo non è una teoria fotografica, è senso comune, e prima dei fotografi dobbiamo essere -un po’ umani. In questi casi, in definitiva, prescinderemo completamente dai nostri flash. La tecnica pura e dura della fotografia di teatro è semplice, ma la sua esecuzione non è per niente facile. La nostra fotocamera chiede sensibilità (ISO) sempre più alte, ma la nostra esperienza ci dice che passando da 200 la cosa già comincia a traballare. Tutte saranno obiezioni, lamentele e ostacoli. Insomma, iniziamo dal principio. Il nostro primo inconveniente è la misurazione da impiegare. Una misurazione spot o ponderata al centro può assicurare un’esposizione corretta in una zona specifica, come l’attore principale o un dettaglio del palcoscenico. Invece, in seguito a ciò il resto della scena sarà bruciata o scura -quello che parlando in termini tecnici si denominerà sovresposta o sottoesposta, rispettivamente. E se scegliamo una misurazione matrix? Se l’illuminazione è uniforme, ci serve, ma come ci sono molte differenze di ombra o un riflettore di luce che illumina uno degli attori... Nuovamente: o bruciata o scura. Irrilevante prospettiva. La migliore soluzione -forse la meno brutta- è tanto semplice quanto evidente. A illuminazione uniforme, misurazione matrix. A illuminazione contrastata, misurazione spot e ci raccomandiamo a un santo affinché lo sfondo non venga scuro Bisogna prendere in considerazione, invece, che in una rappresentazione teatrale quasi tutte le luci hanno una temperatura uniforme, in modo che se non possiamo fare il bilanciamento del bianco manualmente, uno per tungsteno (3200 K) di solito funziona abbastanza bene. Il secondo passo consiste nello scegliere diaframma e velocità. Se abbiamo luce fissa -senza molteplici fuochi che vanno e che vengono-, quello più idoneo è trovare l’equilibrio perfetto mediante l’utilizzazione dei modi totalmente manuali. Se la luce è mutevole, scegliere diaframma e velocità è già un po’ più difficile. Nonostante ciò, nel primo caso la soluzione è semplice. Prendendo in considerazione che le compatte digitali ottengono una grande profondità di campo anche a piena apertura, certamente si può optare per un f2.0 o 2.8. Nel secondo caso, quando la luce varia, applichiamo la stessa regola: l’apertura più fattibile, ma quanto più elevata, meglio. Cioè, non è neppure necessario incrementare l’ISO al massimo per arrivare a 1/2000 di secondo. Se arriviamo a 1/80, già possiamo andare accontentandoci. Per regola generale, nelle fotografie di teatro ad una sensibilità ragionevole -circa 100 o 200 ISO- raramente potremo optare per velocità superiori a 1/60 di secondo. Questo ci porta ad affrontare due nuovi problemi: movimento e foto mosse. Sì, è certo: tutti sono problemi. Il movimento -immagini carenti di definizione a causa del movimento della mano mentre l’otturatore è aperto- ce lo togliamo dai piedi impiegando un treppiedi o un monopiede. In assenza di tali espedienti, basterà appoggiare la fotocamera su qualche molla. Qualsiasi cosa, tranne afferrarla al polso. In questo modo, eviteremo i movimenti involontari che possano pregiudicare il risultato finale della ripresa (le fotocamere equipaggiate di stabilizzatore di immagine godono qui di un certo vantaggio). Per quanto riguarda il secondo punto, le immagini mosse, il rimedio è già più complicato. La chiave è nel "movimento zero" Certamente, cercare di ottenere una foto con definizione in un balletto o in un musical scattando a 1/60 di secondo è poco più che impossibile. Quanto meno, otterremo corpi fissi ma braccia -e, anche teste sicuramente- mosse. E tutti questi se siamo capaci di ottenere un’istantanea -per chiamarla così- quando la persona è ferma, e non solo tranquilla. Il segreto della fotografia di teatro è cercare i momenti in cui l’attore si ferma completamente: pause drammatiche, il momento precedente o quello immediatamente successivo al sipario (gli attori di solito aspettano un istante prima di iniziare a muoversi), quando ascoltano attentamente il loro interlocutore... * Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita. |
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