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lunedì 20 febbraio 2006
![]() Fotografia di concerti: luci, fotocamere... clic!Quanto è difficile scattare buone foto alcune volte! Quando l'illuminazione ci è favorevole, non abbiamo a chi fotografare; in alcune occasioni, pur avendolo, non sa posare… In un concerto, invece, può sembrare che tutto è più facile: c'è luce da tutte le parti e di mille colori, personaggi sul palcoscenico -molte volte famosi- con voglia di venire in foto... Ma non peccheremo di semplicità. È che ancora non abbiamo appreso che in fotografia quasi nulla è semplice? Di Eduardo Parra I concerti musicali sono un mondo fotografico a parte. Generalmente, staremo lontani dal palcoscenico, la luce sarà mutevole e gli artisti non staranno fermi un attimo. Inoltre, ci saranno centinaia -quando non migliaia- di fan isterici, probabilmente le bottiglie di acqua -o di altra sostanza- volano in aria e chi sa se qualche personaggio con complesso di nastro trasportatore non vorrà usare la nostra testa come rullo… Un panorama molto diverso da quello di un’opera di teatro convenzionale, per esempio. Infine, come siamo soliti dire, incominciamo dall’inizio.
In un concerto Non è lo stesso vedere a Marilyn Manson e la sua schiera di fan che a Claudio Baglioni mano al petto mentre ascolta come si infrangono i cuori. Invece, alla fine -e per quello che ci interessa- un’istantanea decente poco importa che sia dell’uno o dell’altro: sempre incontreremo difficoltà. In un concerto, la cosa più comune è cercare di scattare fotografie di un solo soggetto. In qualsiasi caso, cercare di fotografare al gruppo intero in un concerto è poco meno che una missione impossibile. Salti su e giù, movimenti spontanei, viavai… Se, ad ogni modo, vogliamo fotografare il gruppo nell’insieme -ma non vicino, dato che è molto difficile che tutti i componenti stiano nello stesso luogo e allo stesso tempo- non ci resterà altro rimedio che ricorrere a distanze focali corte. Il problema di usare angolari è che il "tutto" -il concerto in sé- ingoia i soggetti. Eccetto puntuali eccezioni e con uno spiegamento di mezzi senza precedenti, invece della foto di un cantante in un concerto, avremo la foto di un concerto e un soggetto difficile da distinguere. Conclusione: per vantarsi delle foto del concerto, i piani, quanto più chiusi -ma senza esagerare-, meglio. Per fortuna per noi, il secondo punto da contemplare non suole comportare nessun problema: la luce. Indipendentemente dalla sua validità, un’idea abbastanza estesa tra gli illuminatori di concerti è che "quanta più luce ci sia, meglio". C’è chi prepara la sua proiezione di luci con attenzione, in funzione di una coreografia preventivamente ideata. Ma nella maggior parte dei casi i concerti si inondano di abbondante luce multicolore. Con una sensibilità media -200 ISO, forse- e un obiettivo luminoso, possiamo ottenere velocità decenti con le quali congelare al soggetto senza problemi. Anzi, in molte occasioni l’interprete si serve di un microfono statico, per cui o non si muove o si muove poco. Dovremo stare attenti, quindi, a quella indicazione. Le luci, precisamente, ci portano a considerare i seguenti punti: la misurazione e il bilanciamento del bianco. Con il secondo, non esistono maggiori problemi: praticamente in nessun concerto si utilizza soltanto la luce bianca. Tutto sono colori e luci che brillano. Facciamo ciò che facciamo -e dando per scontato che usare il flash è inutile- la cosa più probabile è che i toni di pelle non acquistino il loro colore naturale, in modo che la cosa più raccomandabile è usare i diversi valori prefissati del bilanciamento del bianco è una buona forma per sperimentare e per ottenere riprese con un’illuminazione molto più originale. La misurazione, invece, è qualcosa di molto più serio. Ciò che misuriamo adesso è possibile che non ci serva in alcuni istanti. Un lampo che si produce giusto prima o dopo di avere pressato il pulsante dell’otturatore può rovinarci la foto completamente. E allo stesso modo può farlo un fuoco che si accende o si spegne nel momento più inopportuno -fenomeno che, a proposito, di solito si produce spesso. Per questa semplice ragione, è preferibile ignorare i modi manuali. Possiamo usare, al massimo, la priorità al diaframma più aperto. Andare aumentando e diminuendo diaframmi sarebbe qualcosa di terribilmente fastidioso, anche con una fotocamera reflex. Normalmente, la cosa più pratica è fare una misurazione costante, sia ponderata al centro o spot, per evitare di bruciare o lasciare scura la parte che più ci interessa -soprattutto, in piani chiusi. Quindi, sarà meglio che ci dimentichiamo di pressare il pulsante dell’otturatore fino alla metà e di aspettare a scattare la foto. Invece, l’enorme spiegamento di luce a cui ci riferivamo ha anche il suo effetto artistico. Controluce e ombre appaiono da qualsiasi parte, ottenendo di immortalare un’immagine poco convenzionale. Qualcosa che, detto sia al volo, non deve stare male. La messa a fuoco, altre preoccupazioni Se con la misurazione il nostro problema erano i cambi di luce, con la messa a fuoco sorge un nuovo inconveniente già commentato: il costante movimento degli interpreti nel palcoscenico. Disporre di una buona attrezzatura con messa a fuoco continua e predittiva sarebbe il toccasana. Se non disponiamo di una così sofisticata tecnologia, abbiamo tre opzioni. La prima consiste nell’usare la messa a fuoco manuale, fissarla nel palcoscenico e avere fiducia che la grande profondità di campo ci aiuti -se stiamo lontani, possiamo fissare il fuoco all’infinito, e pronti. La seconda opzione utilizzerà quello che abbiamo prima chiamato "misurazione costante" e inquadrare la scena ogni cinque minuti. Con quello, invece, perderemo un tempo prezioso, dato che i cantanti di solito non stanno fermi molto a lungo. La terza è -come no- puntare e avere fiducia.
* Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita |
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