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lunedì 16 gennaio 2006
![]() La natura morta: più difficile ancora (Parte I)Letteralmente e secondo una ragionevole definizione, la natura morta si potrebbe definire come segue: quella fotografia nella quale si rappresentano una serie di nature inanimate, alimenti o simili, generalmente in piani corti, con inquadrature chiuse e caratterizzate da un'illuminazione particolarmente curata. Sebbene già potremmo accontentarci di queste righe, approfondiremo il discorso. Con la natura morta, ci addentriamo in una delle discipline più impegnative, interessanti, sofferte e gradite del nostro mondo. E tutto questo senza uscire dallo studio (o da casa). Di Eduardo Parra Certamente, la natura morta è una disciplina complessa. Esige un’alta conoscenza dell’illuminazione di studio e, generalmente, richiede un’attrezzatura di luci abbastanza costosa. È superfluo dire che una natura morta fatta con flash integrato della fotocamera non sarà, con ogni probabilità e tranne rispettabili eccezioni, un’opera d’arte. Ma se in quasi tutti i campi le nostre compatte digitali hanno sempre portato tutte quelle a perdere, oggi abbiamo un vantaggio che la pellicola non aveva: il migliore rendimento di una fotocamera digitale quando la luce è scarsa.
Il "perché" e il "come" Certamente per fare una fotografia in certe condizioni, è bene riflettere accuratamente su che cosa è che vogliamo catturare, così come analizzare quello che abbiamo e cercare di prevedere quello che alla fine otterremo, nella fotografia di natura morta l’importanza di questo procedimento si moltiplica. Non basta collocare e scattare. Bisogna fare i compiti e avere le cose ben pensate. La prima cosa da sottilizzare è il "perché" della foto. Le nature morte le possiamo capire in molteplici maniere, se degradiamo un po’ la definizione più o meno esatta del concetto. Possiamo fare nature morte del cibo, di accessori di moda, di materiale di ufficio… Di molteplici cose, in definitiva, e probabilmente ognuno e ognuna di noi avrà in mente un’idea diversa per quanto riguarda la loro illuminazione, il punto di vista da prendere, l’inquadratura, ecc. Dobbiamo averlo tutto previsto, almeno prima di sfoderare la fotocamera, dato che in questo tipo di fotografie l’improvvisazione non è una buona alleata. Poi viene il "come". Non è lo stesso una boccetta di profumo per il catalogo di un grande magazzino della stessa boccetta per la pagina due della rivista Vogue. Tutto dipende da quello che vogliamo trasmettere e dai mezzi che abbiamo per farlo. Rubén Gordé, conosciuto fotografo pubblicitario, ci commentò una volta che aveva ricevuto l’incarico di fotografare un camion-betoniera come se fosse un profumo. È evidente, quindi, che non dobbiamo chiudere le nostre mire e pensare: "questo è un profumo" o "questa è una scarpa", e basta. Dobbiamo andare oltre e vedere se quella scarpa vincerebbe in glamour se lo vedessimo come un profumo.
Seguendo una regola un po’ generale, distinguiamo tra un paio di tipi di nature morte: quelle -chiamate così- semplici, con illuminazione generale e un design poco elaborato, e quelle complesse, con un design più curato e un’illuminazione molteplice più dettagliata. Possiamo trovare i primi in riviste di vendita per catalogo, per esempio; i secondi, negli annunci pubblicitari di una rivista, senza andare più lontano. Questione di illuminazione Vediamo, in primo luogo, quali sono gli errori più comuni che si commettono nelle nature morte e cerchiamo di porgli rimedio. Il primo principale è quello dell’illuminazione. Nell’illuminazione, come già sappiamo, esistono due tipi di luce: luci dure e luci morbide. La luce dura è una luce intensa, e proietta forti e profonde ombre sulla natura morta. Può essere utile per effetti drammatici o fotografie di oggetti ai quali va questo tipo di luce, ma per i ritratti o nature morte di solito è un autentico disastro. Così, per iniziare, ci dimenticheremo dei nostri flash integrati, pop-up e simili. I flash diretti -quelli delle nostre fotocamere- producono fasci secchi e concentrati, che vanno irrimediabilmente accompagnati da antiestetiche ombre per una natura morta. Invece, la luce morbida produce a malapena ombre, ottenendo toni soavi e sfumati. È molto indicata per il ritratto e nelle nature morte, proprio dove vorremmo arrivare.
Queste luci, le troviamo in flash con testina mobile ben sfumati o, in suo difetto, riflessi. In questo caso, scommetteremo sull’uso di luce continua diffusa o riflessa -semplici lampade da tavolo, per esempio- dato che respingere un flash integrato in una compatta digitale si suppone un po’ difficile. Uno dei maggiori vantaggi che abbiamo al momento di fare nature morte è che possiamo realizzare esposizioni lunghe senza pericolo che -nella maggior parte dei casi- ci "sfugga" il motivo da fotografare. Per questa ragione, non avremo bisogno di una potente attrezzatura di flash. Un paio di lampade da studio saranno sufficienti. Tutto dipende dalla nostra bravura e, come sempre, dal nostro occhio fotografico.
* Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita. |
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