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lunedì 17 ottobre 2005

Fish-eye

La posa: fotografia per esperti?

Dicono alcuni fotografi che fare una posa è alla portata di pochissimi. Perché richiede un controllo totale della nostra attrezzatura, della luce, dello scenario e della modella. Troppi parametri, quindi, per un semplice principiante. Invece, questa affermazione è -probabilmente- un po' esagerata. Certo è che non disponiamo né della fotocamera perfetta né dell'illuminazione più adeguata, ma, con un po' di abilità, volere è potere. Di Eduardo Parra
Eduardo Parra, fotoreporter.Una posa è una foto speciale. Non è tanto personale come può esserlo un ritratto, ma sì che può essere tanto o più riuscita. Il ritratto “artistico” ci concede una serie di licenze che in un altro tipo di riprese non possiamo accettare. Possiamo nascondere che la modella guardi alla fotocamera; possiamo prescindere da qualche regola di composizione; possiamo saltare regole dell’uso della luce, o possiamo lasciare da parte qualche legge di messa a fuoco.

Il principio

La posa, intesa convenzionalmente, è una foto di corpo intero o di piano americano, o anche di piano medio. Un piano più chiuso starebbe saltando di categoria in categoria, quindi si trova nella linea che separa una posa da un ritratto e non resterebbe chiara la nostra intenzione. Una buona posa ha bisogna di una certa condotta del soggetto fotografato. Non vale restare calmo guardando all’obiettivo e neppure possiamo lasciare che la modella agisca liberamente per disinibirsi. La posizione del corpo è importantissima, tanto come lo è la posizione delle mani o della testa.

Nikon D100, f20, 1/160 s, ISO 200
© Eduardo Parra, qsbd.com.
Controluce estremi e effetti poco ortodossi hanno capacità nella posa artistica. Qualsiasi sperimentazione creativa può essere buona.

Nikon D100, f13, 1/160 s, ISO 200
© Eduardo Parra, qsbd.com.
La posizione del corpo e delle braccia è esageratamente importante in una posa. Bisogna evitare a tutti costi posizioni forzate e inespressive.

Questo non significa che non resta posto per l’improvvisazione. Dire ad una persona: “Metti il braccio qui e non ti muovere”, non è la migliore forma per preparare la posa. Frasi che suggeriscono i movimenti come “sciogliti i capelli” o “copriti il seno con le braccia” sono molto più efficaci, dato che danno una direttiva al soggetto che interpreta come meglio gli sembra, dando luogo a pose molto più naturali e svariate.

L’interazione -una parola di moda- del soggetto fotografato con gli elementi della scena è anche di solito sinonimo di buon risultato. Appoggiarsi qui o afferrarsi là è una delle migliori maniere per intimare alla nostra aspirante modella che disinibisca il suo corpo per offrire pose più disinvolte.

Nikon D100, f20, 1/160 s, ISO 200
© Eduardo Parra, qsbd.com.
Utilizzare gli elementi presenti nello scenario per interagire con quelli permette alla modella di adottare posture più naturali e gradevoli verso la fotocamera

Al filo di quanto detto -interagire con la scena-, dobbiamo prendere in considerazione anche che non è lo stesso un nudo artistico, che una posa di nostra sorella con un abito da comunione, che le foto che illustreranno un documento di lavoro o per l’università. Ciò significa che la scelta del luogo è anche vitale. Quindi, una posa di moda, per esempio, accetterà praticamente qualsiasi localizzazione, mentre una ripresa di comunioni sarebbe francamente strana nella stazione dei treni della nostra località.

Dettagli tecnici

La scelta di focali per una posa è di solito semplice: angolari. Un teleobiettivo obbliga ad allontanarsi in eccesso e unisce troppo i piani. Un angolare moderato permette una ripresa ad una distanza sufficientemente vicina affinché possiamo dare i pertinenti ordini, e separa il soggetto dallo sfondo per evitare una sensazione di ammucchiamento. Questa sensazione, precisamente, si può produrre nelle pose di solito si mantengono infuocate -anche se questo è più una questione di gusto personale che di mera teoria-, tra le altre cose perché il proprio uso di focali corte diminuisce il livello di sfocatura dello sfondo della ripresa.

Nikon D100, f18, 1/160 s, ISO 200
© Eduardo Parra, qsbd.com.
Le focali più convenzionali nella fotografia di posa sono gli angolari. Non solo permettono di separare i piani dallo sfondo per distinguere il soggetto dall’ambiente, ma inoltre danno una certa libertà e disinvoltura alla modella.

Nel campo dell’illuminazione abbiamo tre opzioni (dimenticandoci di un’attrezzatura professionale di luci): una prima è scattare con sole; un’altra, scattare con flash, e una terza è combinare entrambe. È una verità lapalissiana, ma, effettivamente, questa ultima combinazione di luce naturale e artificiale è quella che offre migliori risultati. Sempre impiegando la luce solare lateralmente, per riempire poi le ombre con i nostri piccoli ma efficaci flash integrati.

Nikon D100, f16, 1/160 s, ISO 200
© Eduardo Parra, qsbd.com.
Dato che i nostri sistemi di illuminazione generalmente vanno ed essere limitati e un poco rudimentali, la cosa migliore è usare al massimo la luce solare per creare illuminazioni adatte, così come servirci del nostro flash integrato o esterno per riempire le possibili ombre.

 

Eduardo Parra (Nividhia)
Fotoreporter

* Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita.


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