Ricerca:
Offerte di lavoro
Sei giornalista e ti interessano la fotografia e le nuove tecnologie? Se sei così, clicca qui.

lunedì 1 agosto 2005

Fish-eye

Luci e ombre, il chiaroscuro della fotografia

Una caratteristica collegata agli oggetti o soggetti illuminati è che proiettano ombre. Alcune sono scomodamente visibili; altre, perfettamente invisibili. Ma tutte sono lì. È compito del fotografo usarle in modo tale che qualcosa che sembra condannato a rovinare una presa si trasforma in parte componente di un'opera maestra. Le luci e le ombre sono l'essenza e le ombre sono l'essenza della fotografia. Di Eduardo Parra
Eduardo Parra, fotoreporter.È un fatto: le ombre appaiono quando la luce incide su un oggetto e questo, a sua volta, proietta la sua sagoma. In certe occasioni, queste ombre si attenuano per l’esistenza di molteplici fonti luminose o perché il fascio di luce si è sfumato prima di incidere sull’oggetto. Questo è dovuto al fatto che il nostro occhio può captare una gamma di luci più ampia di quello che può farlo il CCD.

Attraverso i nostri occhi, per tanto, abbiamo la capacità di interpretare, tanto nelle luci come nelle ombre, molto di più i dettagli senza eccessivi contrasti. Invece, questo non succede quando captiamo la stessa scena in un’immagine fotografica. Così, un’ombra che a occhio nudo quasi non è rilevante, in una fotografia acquisisce una terribile sfumatura nera e un’opacità negativamente rilevante.

Olympus E-20, f8, 1/60 s, ISO 80
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1200x1600 (178 KB)
I flash integrati nelle fotocamere di solito lasciano come biglietto da visita una pronunciata e scomoda ombra, a causa, soprattutto, della resistenza del suo lampo.

Si è definita l’illuminazione come “l’arte di controllare le ombre”. Anche se in un principio potrebbe sembrare che le ombre dovrebbero essere eliminate o ridotte alla sua minima espressione in qualsiasi presa, abbiamo visto che grazie a quelle apprezziamo nuovi dettagli e comunque dotiamo le immagini di dimensioni. Se non il più importante, uno dei più importanti compiti dell’illuminazione è garantire un buon uso delle ombre.

Dure e diffuse

Per regola generale, una fotografia con un’illuminazione uniforme e costante tende a sembrare piatta e senza prospettiva. I dettagli si perdono e l’immagine, nell’insieme, perde forza. Per evitare tali effetti è un ricorso frequente utilizzare illuminazioni laterali e/o diffuse. Invece, ciò si può considerare un po’ più che una missione impossibile, soprattutto quando la nostra attrezzatura si riduce a una fotocamera compatta con flash integrato e ad una luce certo per nulla diffusa. Queste diverse luci e ombre servono per catalogare entrambe in due grandi famiglie: quelle dure e quelle diffuse.

Nikon D100, f5.6, 1/60 s, ISO 400
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1600x1064 (150 KB)
La luce diffusa non controllata -per esempio, la luce rimbalzata da un flash- tende a creare una zona di illuminazione costante e uniforme, dando luogo all’effetto conosciuto come "immagine piatta".

La luce dura ha la sua origine in una fonte luminosa che, concentrata nel soggetto, risulta in fasci paralleli relativamente coerenti. Questo dà alla luce –vale la metafora- un aspetto duro, vigoroso e forte. La luce dura crea un’ombra chiaramente definita e generalmente molto scura. Quando si impiega per illuminare una scena, tutti i piccoli dettagli si realizzano e sono molto più visibili. Il risultato non è sempre accettabile, precisamente dovuto a questo effetto secco che provoca, ma in certe occasioni è più che adatto.

Casio QV 2300UX, f2.8, 1/200 s, ISO 80
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1600x1200 (158 KB)
La luce dura, come quella solare, mette in risalto i dettagli e imperfezioni della scena, ma è molto utile quando si vuole catturare una trama speciale.

La luce diffusa -chiamata anche luce morbida o luce blanda- ha un effetto opposto a quello della luce dura, specialmente quando gli angoli di illuminazione sono adeguatamente controllati dal fotografo. A differenza della luce dura, quella morbida si traduce in una grande area di illuminazione molto sfumata. Quindi, la luce morbida tende a nascondere linee, rughe, e difetti, per cui è un ricorso molto apprezzato per la fotografia di bellezza e moda.

Nikon D100, f2.8, 1/160 s, ISO 400
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1200x1805 (109 KB)
La luce morbida controllata crea una sottile combinazione di luci e ombre blande. Elimina le imperfezioni e dà soavità alla presa.

Quando si colloca una fonte di luce soave vicino alla fotocamera, si minimizzano ancora di più i dettagli della superficie del soggetto o oggetto catturato. Così come abbiamo segnalato prima, l’effetto è quello di un’illuminazione piatta. Anche se il suo uso è ben visto per certi tipi di prese, specialmente in primissimi primi piani di oggetti dove le ombre oscurerebbero dettagli importanti, l’illuminazione piatta lascia senza profondità il soggetto.



Eduardo Parra
Fotoreporter

* Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita.

Le più visitate