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lunedì 4 luglio 2005

Fish-eye

La figura umana, un bel fastidio (Parte I)

Non sapremo mai se l'origine prima della fotografia fu ritrarre la gente, catturare immagini del paesaggio o se fosse il sogno di una notte di estate. Sia quello che sia, ciò non importa. La cosa realmente rilevante è che, vogliamo o no, troveremo che un'altissima percentuale delle nostre riprese hanno un punto in comune: la figura umana. Il problema dell'uomo -o donna- è la sua stessa natura: è imprevedibile, inquieta, contorta… Tutti quei tratti che formano, precisamente, la sua maggiore virtù. Di Eduardo Parra
Eduardo Parra, fotoreporter.La figura umana è uno degli elementi che più gioco danno alla fotografia. È tale la sua importanza che chiunque ha avuto una fotocamera tra le sue mani è sicuro che abbia fotografato una o più persone durante la sua estesa -o no- esperienza fotografica. Il problema è -per l’ennesima volta- trasformare una semplice foto in una buona foto.

Uno alla volta

Iniziamo da quello più semplice. Un’unica persona in una fotografia di solito è il centro principale dell’azione e dell’attenzione. Se il soggetto fotografato è una modella professionista sono superflue le spiegazioni; il più probabile, invece, è che per la grande maggior parte di noi l’avere a disposizione modelle professioniste è solo un fatto eccezionale. Il resto dei mortali reagiscono in due modi davanti all’obiettivo di una fotocamera: o si sentono intimiditi, o si buttano.

Olympus E-20, 1/40 s, f5, ISO 80
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1200x1600 (181 KB)
È abbastanza facile trovare persone a cui non piacciono le fotocamere -o i fotografi. È dovere dell’operatore della fotocamera rompere il ghiaccio ed evitare posture spente o forzate.

In qualsiasi caso, dobbiamo evitare le posture forzate. Il problema è: come farlo? Un ricorso abbastanza utile consiste nel dare al soggetto qualcosa con cui “giocare”: un libro, una penna, un fiore... Sempre facendo attenzione che l’oggetto in questione non porti per sé il protagonismo e l’attenzione della ripresa.

Olympus E-20, 1/30 s, f2, ISO 80
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1200x1600 (187 KB)
Che cosa si fotografa? L’uomo? La rivista? Entrambi? Se non facciamo attenzione, un piccolo elemento che all’inizio era un ricorso per semplificare la dinamica della ripresa si può trasformare nel centro dell’attenzione

Per evitare queste posture così poco naturali, un altro piccolo ricorso consiste nell’aiutare al soggetto affinché si rilassi, così come nel cercare di non essere visto o scattare la fotocamera in forma dissimulata. Uno scatto a distanza sarebbe l’ideale per questo ultimo scopo.

Olympus E-20, f5.6, 1/125 s, ISO 80
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1600x1200 (207 KB)
I momenti di relax possono dare luogo a fotografie molto più reali, spontanee e divertenti di quelle che offre una sessione attentamente pianificata.

Una volta che abbiamo il tipo di ripresa in mente, ci resta di pianificare la tecnica. Sebbene la teoria dice che la fotografia di persone è molto più efficace quando il soggetto guarda direttamente la fotocamera, ciò non è esattamente così. Usando con criterio alcuni parametri che già ci sono conosciuti -l’inquadratura o l’aria, per esempio-, possiamo ottenere che una fotografia acquisti più forza compositiva se il soggetto guarda verso un ipotetico infinito, invece di farlo direttamente verso di noi.

Olympus E-20, 1/50 s, f4 , ISO 320
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1600x1200 (201 KB)
Alcune vote, la teoria non si può applicare al mondo reale. Gli sguardi non devono sempre dirigersi verso la fotocamera se utilizziamo altri ricorsi per migliorare la composizione.

Invece, ci saranno sempre riprese che si cominceranno a perdere direttamente per la semplice ragione che il personaggio dirige il suo sguardo verso un altro luogo diverso da quello dell’obiettivo della nostra fotocamera.

Nikon D-100, 1/100 s, f4, ISO 400
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Non c’è dubbio: in questo caso, lo sguardo ostacola la fotocamera e, di conseguenza, la ripresa perde la forza compositiva che ha potuto avere.

La figura umana è anche un ricorso abbastanza utile per rompere con la monotonia compositiva quando si fotografano oggetti grandi e omogenei. Una persona strategicamente collocata aggiunge dinamismo alla composizione. Dovrebbe avere, soprattutto, un po’ di occhio per evitare che il soggetto sottragga eccessivo protagonismo al principale oggetto della ripresa.

Olympus E-20, 1/60 s, f2.8, ISO 80
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1600x1200 (221 KB)
Veicoli, interni di decorazione, esposizioni artistiche... Simili scenari sono sinonimo di monotonia compositiva. Qualcosa di realmente utile per rompere la monotonia con quella può essere il ricorrere ad una persona. Invece, e come si è sottolineato diverse volte, si deve cercare che questo sia un elemento ausiliare, non protagonista.

Più di due

Quando la figura umana diviene un gruppo, sorgono altri aspetti sui quali fermarsi. Certamente, quasi tutti -o tutti- i punti citati più in alto in riferimento all’individualità della forma umana sono applicabili ai gruppi, ma -insistiamo- ci sono altri dettagli che bisogna prendere in considerazione.

Il primo di quelli è la saturazione. È abbastanza comune che siano molte persone che vogliono venire nella foto e, invece, non esiste spazio fisico nel mirino per inquadrarle tutte -sia perché non disponiamo di un angolare più ampio o perché non possiamo spostarci più lontano. In questi casi, di solito succede che la scena si riempie di persone e perde tutta la sua grazia. Si trasforma in un amalgama di carne, parlando in termini compositivi, molto povera.

Olympus E-20, 1/50 s, f2.2, ISO 80
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Riempire la scena non è la risposta. Se si pretendono di inserire troppe persone nel quadro, il risultato sarà -certamente- un’immagine semplice e carente di armonia compositiva.

Se il numero di persone è elevato e non c’è modo di ridurlo -e neppure possiamo modificare la posizione né l’inquadratura-, un piccolo ricorso consiste nell’intercalare le posizioni dei personaggi; cioè: alcuni in piedi, altri seduti o inginocchiati, alcuni davanti, altri dietro... Con questo semplice processo non solo otteniamo di collocare più gente nella foto, ma eliminiamo la linearità che di solito appare nelle riprese di gruppo -quando tutti i soggetti appaiono sullo stesso piano- e arricchiamo la composizione.

1. Olympus E-20, 1/100 s, f4,
ISO 320

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2. Nikon D-100, 1/125 s, f3.5, ISO 400
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1200x1805 (153 KB)

1. Alternando posizioni e piani otteniamo una composizione molto più efficace. Questo ci offre, inoltre, l’opzione di mettere più soggetti in uno stesso quadro senza che esista questa sensazione di confusione.

2. La cosa più comune in una foto di gruppo è mettere le persone in linea, esattamente sullo stesso piano. Il risultato: non c’è profondità e la foto resta piatta.

Eduardo Parra
Fotoreporter


* Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare fino a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita.



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