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lunedì 6 giugno 2005
![]() Gli sfondi: l'aldilà nella fotografia (Parte I)È un fatto che in una fotografia ci sono due parti diverse: il soggetto o motivo che centra l'attenzione, e lo sfondo su cui si dispone. È una supposizione che una buona presa richiede che tutti gli elementi che la compongono stiano in armonia: dal soggetto principale fino all'uccello che vola a decine di metri di distanza. Invece, quando scattiamo la foto, tutte le nostre forze si concentrano sul cercare il motivo e sull'assicurare una buona esposizione di messa a fuoco. E se dobbiamo sbagliare qualcosa, che sbagli lo sfondo. Un grave errore. Di Eduardo Parra Si è già commentato che lo sfondo di una scena è quasi tanto importante quanto il motivo da fotografare. Uno sfondo studiato male produrrà quella confusione tante volte criticata che rade al suolo tutto il lavoro fotografico. È certo, invece, che ci sono eccezioni e che in qualche occasione è molto più importante catturare il momento che ottenere un’immagine da concorso. Questo si può applicare praticamente a tutte le regole fotografiche; i paparazzi sono “liberi” di ignorare messe a fuoco, esposizioni e altri dettagli, se l’unica cosa che gli interessa è catturare “il momento”. Ma noi, no. Ormai non siamo quel principiante con occhi come cerchi che resta accecato dalla metallica lucentezza della carcassa. Diventiamo seri.
Quando lo sfondo gioca contro di noi Lo sfondo è di solito uno degli elementi che danno preoccupazioni, ma su cui riflettiamo solo quando vediamo la foto sviluppata. La prospettiva si può manipolare, e anche possiamo giocare con inquadrature per ottenere una buona composizione. Ma lo sfondo... Chi è lo spavaldo che muove una cattedrale perché lo disturba. La soluzione normale passa da una sfocatura utilizzando diaframmi molto aperti, ma ciò è una nuova missione impossibile utilizzando una compatta digitale. Avremo centinaia di volte questo tipo di scontri con gli sfondi, e cercare una soluzione sarà un altro punto in più da prendere in considerazione prima di scattare. Ogni fotografia ha il suo sfondo. Così, per alcune prese ci chiederà uno sfondo perfettamente nitido -nei paesaggi, per esempio- e, per altre, avremo bisogno di uno sfondo totalmente sfuocato -è il caso dei ritratti. Il problema appare in quelle situazioni nelle quali siamo condannati a uno sfondo che è l’opposto di quello che sarebbe desiderabile. È in queste situazioni nelle quali il nostro già esaminato criterio fotografico prende la parola. Problemi e ancora problemi
Altri problemi che può sollevare lo sfondo si riferiscono alla sua stessa natura fisica. Uno sfondo brillante, cioè, può comportare fastidiosi riflessi, per esempio. Si può dare anche il caso di uno sfondo molto illuminato che si “brucia” in eccesso. Per questi mali, le soluzioni non sono neppure facili: un riflesso si risolve solo scappando dalla perpendicolare dello sfondo -ancora così, è possibile sbagliarci-, e per uno sfondo sovrilluminato in cui non possiamo equilibrare con flash, la migliore soluzione è cercare di “bruciarlo” del tutto. Bisogna fare attenzione, invece, utilizzando questa tecnica, dato che si corre il pericolo di eliminare completamente i riferimenti fisici di situazione, creando una fotografia un po’ irreale. Quando tutto quello citato precedentemente fallisce, resta sempre il vecchio trucco di nascondere la polvere sotto il tappeto. Nel nostro caso, se lo sfondo non è utile -per la ragione che sia-, possiamo optare per lasciarlo al buio. Un buon uso della misurazione spot, combinata con il lampo del flash e un buon teleobiettivo, può contribuire ad illuminare il soggetto e lasciare il resto praticamente scuro. Questa soluzione si deve prendere come ultimo ricorso, dunque elimina completamente -così come succedeva “bruciando” lo sfondo- i riferimenti tra sfondo e soggetto. Le conseguenze sono ben conosciute: sfondo scuro e capelli scuri di solito si confondono, creando un effetto visivo che per nulla favorisce -in un senso estetico- al soggetto fotografato. Eduardo Parra
Fotoreporter * Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare fino a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita. |
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