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lunedì 18 aprile 2005

Fish-eye

La regola dei terzi

Se, di tanto in tanto, analizziamo il nostro già voluminoso album fotografico e lo confrontiamo con le foto dei professionisti, è facile rendersi conto che c'è qualcosa che ancora manca. Non parliamo dei supermodelli, di decine di flash di studio né di localizzazioni paradisiache. È qualcosa che, sebbene non si vede, si apprezza: la composizione della presa non è così perfetta come potrebbe essere. Infatti, questa è retta da diverse regole -alcune più ristrette- e da principi. In questa occasione, tratteremo una delle più importanti; tanto, che soltanto sapremo che la dominiamo quando possiamo ignorarla senza mettere in pericolo la composizione della scena. Il suo nome, la regola dei terzi (1/3)3. Di Eduardo Parra
Eduardo Parra, fotoreporter.Una tendenza umana di alcuni fotografi -soprattutto degli amanti dell’ordine e della perfezione- è centrare tutti i motivi e cercare una simmetria totale nella presa. Questo, che sembra essere all’interno della logica, di solito si trasforma in un grave errore fotografico. La percezione umana non è logica: è retta da una serie di fondamenti tra i quali l’affermazione “quanto più centrato è meglio” non ha un momento particolarmente importante.

Anche se ci sono molteplici norme che orientano la composizione di un’immagine, la regola dei terzi è tra le più importanti. Alcune centinaia di anni fa, gli antichi artisti e matematici scoprirono la sezione aurea, dividendo un tutto in due parti, di forma e maniera che la parte minore sta alla maggiore come la maggiore sta a tutto. Sulla carta, e limitandosi al campo fotografico -sebbene sia anche applicabile alla pittura o al cinema-, questo postulato consiste nel dividere i lati della fotografia in tre parti uguali. Partendo da queste divisioni, si tracciano delle rette parallele alla base e all’altezza. I punti nei quali queste rette si incrociano sono i vertici di un rettangolo centrale nella presa, denominato zona aurea.

Nikon D-100, f5.6, 1/125 s, ISO 400
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1600x1064 (222 KB)
Centrando un soggetto nella fotografia, conseguiremo soltanto che la composizione manchi di incanto, diventando statica e noiosa.

Un’altra dimensione

In questa nuova dimensione, che è la zona aurea, collocheremo i nostri principali motivi fotografici, quindi saranno i punti nei quali si trovano i nuclei di attenzione. Bisogna stare attenti, invece, a non saturare i quattro punti della zona aurea, quindi se fosse questo il caso, avremmo quattro fuochi di forte interesse, con cui esisterebbe una grossa confusione compositiva.

La teoria indica che nella zona aurea si deve collocare un solo elemento principale, mentre nell’angolo opposto collocheremmo un motivo di interesse secondario, in modo tale che avremmo una linea diagonale che rafforzerebbe ancora di più a entrambi gli elementi. La collocazione di questi oggetti principali dell’immagine nei due vertici opposti della zona aurea attraggono la vista dello spettatore. Così, la fuga della simmetria crea un’armonia compositiva molto più interessante per l’occhio umano.

Nikon D-100, f5.6, 1/80 s, ISO 400
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1200x1805 (212 KB)
Collocando i due motivi principali sui punti opposti forti -la persona e l’insegna con la parola "cine"-, otteniamo un equilibrio compositivo che assegna una grande ricchezza comunicativa al risultato finale.

Uno in più, uno in meno

La regola dei terzi sarà un poderoso alleato quando abbiamo uno sfondo con linee orizzontali -cioè, per esempio, i paesaggi. In questi casi, utilizzeremo la divisione in terzi per disporre la linea dell’orizzonte sull’inquadratura. Se accettassimo di collocare l’orizzonte nel centro geometrico, quello che otterremmo sarebbe una composizione piatta e senza espressività. Se, al contrario, i nostri motivi di riferimento fossero linee verticali, useremmo i margini della zona aurea come zona di riferimento per i motivi principali.

Nikon D-100, f8, 1/125 s, ISO 400
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1600x1064 (227 KB)
Collocando al soggetto -linea verticale- nel margine sinistro della zona aurea- riusciremmo a dare forza alla composizione; qualcosa che, ad averlo centrato, non sarebbe possibile.


In un altro tipo di prese con molteplici oggetti, come possono essere nature morte, utilizzeremo i punti della zona aurea per collocare un elemento principale, mentre nel vertice opposto -come abbiamo già indicato- collocheremo un altro motivo di rilevanza inferiore al primo, in modo che si tracci una linea diagonale che rompa con la monotonia compositiva. Nonostante ciò, bisogna tenere presente che una presa con molteplici elementi non si può attenere alla regola dei terzi al cento per cento.

I ritratti sono anche un pasto facile per la regola dei terzi. In questo caso, il segreto sta nel collocare lo sguardo sulla linea che segna il terzo superiore; invece, il fatto di rompere la simmetria può risultare in questi casi qualcosa di complicato, sebbene, se lo otteniamo, il risultato sarò molto meglio che se usassimo una semplice simmetria lineare.

Nikon D-100, f13, 1/180 s, ISO 800
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1200x1808 (152 KB)
Anche se i ritratti non sono l’esempio migliore di rottura della simmetria, è consigliabile non lasciarsi influenzare dalle soluzioni facili e tentare di cercare una collocazione dello sguardo vicino a qualche punto della zona aurea.

Anche se la regola dei terzi, come tanti molto conformemente indicano, non è una legge, si che è un riferimento compositivo importante. Invece, non dobbiamo prenderla alla lettera. Ci saranno casi -per esempio, una fotografia macro di un fiore- nei quali questa regola non ha capacità. Troveremo, invece, un’altra molteplicità di situazioni nelle quali questa regola sarà quasi di obbligatorio adempimento.

 

Eduardo Parra
Fotoreporter


* Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare fino a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita.


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