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lunedì 7 marzo 2005
![]() L'aria, qualcosa più che l'ossigenoL'aria: ossigeno, azoto e qualcosa senza forma definita né colore, diceva la canzone. E quello è ciò che in termini fotografici ha: qualcosa. L'aria è ciò che non è. Curiosa verità? In termini di composizione dell'immagine, l'aria è tutto quello che è il soggetto principale di questa, però non è neppure un oggetto secondario. Può essere lo sfondo, o può non esserlo. È vuoto, ma a volte è pieno. Per regola generale, non l'apprezziamo, ma può arrivare ad essere così importante come il modello in se stesso. L'aria dà l'armonia compositiva che manca all'immagine, o critica la composizione. È indispensabile? Sicuramente, no. Di Eduardo Parra A prima vista, sembra difficile definire che cos’è l’aria, e, parlando in termini fotografici, nulla di più vicino alla realtà. Non mancano ragioni che giustificano tale affermazione. Primo, perché l’aria è, a volte, un vuoto che sta “pieno” -per dirlo così- di oggetti. Secondo, perché, altre volte, è qualcosa di pieno che sta completamente “vuoto”. D’accordo, discutiamone. Dell’aria potremmo dire, a grossomodo, che è la porzione di scena che circonda il soggetto o il motivo principale di questa. Vedremo più avanti quante variabili molteplici -messa a fuoco e sfocatura, dettaglio, composizione e, anche, valutazione personale- influiranno in modo determinante sul nostro criterio al momento di definire che cos’è l’aria.
Suggerendo la composizione
Come abbiamo già indicato, l’aria aiuta a dare un senso alla composizione della scena. Il migliore vantaggio che possiamo ricavare lo otterremo combinando la sua utilizzazione con una sfocatura; cioè, sfocare la zona che appare “piena” di aria. In questo modo, otteniamo due cose: in primo luogo, definire con chiarezza che cos’è rilevante nella fotografia -tutto quello che appare focalizzato- e perché no -ciò che appare sfuocato-, e, in secondo luogo, centrare l’attenzione sul soggetto a fuoco. Invece, centrare l’attenzione non basta; di questo si occupa ormai la messa a fuoco,
L’assenza d’aria può essere totale nelle foto di paesaggio, così come abbiamo già segnalato, ma si applica anche questo punto alle foto nelle quali nessun personaggio o oggetto ha una speciale rilevanza -fisica, si intende- rispetto al resto. Collocami l’aria Abbiamo già parlato della funzione dell’aria nella composizione. Adesso bisogna commentare la sua posizione. Certamente, può sconvolgere parlare della posizione di un elemento così soggettivo, mutevole se si vuole. Come vedremo a continuazione, invece, tutto quello ha una speciale importanza nella composizione. Il nostro cervello è retto da una serie di norme per interpretare le scene. Nella vita reale i cambi di posizione, degli elementi e della situazione in se stessa si succedono ad un ritmo vertiginoso, per ciò la nostra dimostrazione della scena quasi non si produce e rifiutiamo la nostra idea rapidamente, alla ricerca di un’altra nuova. Parlando chiaramente, la vita quotidiana non ci sorprende. Invece, esistono delle situazioni nelle quali il nostro occhio si trasforma per un istante in una fotocamera, ed è proprio questo l’istante che ci rimane memorizzato nella retina. Può essere per l’essenza, la sostanza dello stesso, ma anche può essere per la composizione dell’immagine che contempliamo. Un esempio semplice di tutto questo lo abbiamo al cinema: alcune scene passano davanti a noi e si vedono; altre, con un’estetica più attenta e con una composizione studiata, le riteniamo senza maggiori problemi. Con la fotografia succede qualcosa di simile, soltanto che anziché una frazione di secondo per osservare abbiamo, se appuriamo, tutta la vita.
Così, esistono vari principi da prendere in considerazione. Per esempio, che l’aria rimane sempre nella direzione verso cui il soggetto guarda, o che possiamo riempire d’aria la maggior parte dell’immagine, se collochiamo il nostro soggetto nel punto adeguato. Attualmente, fermiamoci con quello che abbiamo detto fino adesso. Quest’ultimo paragrafo lo tratteremo più dettagliatamente nei prossimi articoli. Eduardo Parra
Fotoreporter
* Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare fino a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita. |
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