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lunedì 17 gennaio 2005
![]() Il macro: più vicino per favoreLa fotografia macro -macrofotografia, come dicono i linguisti- è sempre stato un mondo affascinante per loro e per gli estranei. Da quando, essendo bambini, abbiamo visto per la prima volta a scuola la pelle della cipolla attraverso un microscopio, tutti e ciascuno dei mortali soffrono di un inspiegabile fascino nel vedere dimensioni giganti ciò che, in realtà, ha delle dimensioni minime. È possibile che la macrofotografia ci piace per il semplice fatto di vedere qualcosa che normalmente non apprezziamo ad occhio nudo, ma non c'è alcun dubbio che la fotografia digitale ci ha aperto le porte a un altro nuovo mondo del -quasi- infinito universo fotografico. Chiamiamolo macro; è già un amico. Di Eduardo Parra
Sicuramente, è più che difficile trovare ad un principiante della fotografia al quale non gli piacciono le foto in macro. Ugualmente certo è che, prima della fotografia digitale, era molto più difficile trovare un fotografo “che andava per case” con fotografie macro di sua proprietà. In effetti, prima della rivoluzione digitale il macro rimaneva riservato a un pugno di eletti con un’attrezzatura specifica per quello. E è che non dobbiamo dimenticare che, virtualmente, nessuna fotocamera compatta di quelle precedenti -con pellicola- possedeva un’opzione macro di nessun tipo.
La fotografia macro propriamente detta è quella -intendiamoci- che ci permette di ottenere immagini che, partendo da una scala 1:1, aumentano la realtà fino a dieci volte. Oltre a questo rapporto di ingrandimento, troviamo nel mondo della microfotografia, o fotografia con il microscopio. Un poco più lontano per stare un poco più vicino Anche se l’impressione che abbiamo al momento di fare una fotografia in macro è che non cambia nulla rispetto ad una fotografia “normale”, internamente la fotocamera soffre di una serie di variazioni. Fare clic sul pulsante macro della fotocamera modifica la disposizione delle lenti nell’obiettivo -le lenti si allontanano dal CCD-, il diaframma e il tempo di otturazione, ed anche può riguardare altre variabili così differenti come l’ISO o il flash se la fotocamera è totalmente automatica. Così strana è questa modalità come appare, ma è anche molto riconoscente. Nella pratica, la fotografia macro impone una serie di restrizioni che possono sconfiggere dei buoni risultati. La cosa normale è che le fotocamere digitali, nel loro sforzo di sottrarre il lavoro al fotografo, correggano automaticamente tutti i parametri necessari, ma bisogna sapere che alcune cose non funzionano allo stesso modo in modalità automatica che in macro. Così, le proprietà di prospettiva delle diverse distanze focali possono non presentarsi così come speravamo, il tempo di otturazione può diventare abbastanza elevato e la profondità di campo si riduce drasticamente. Con la fotocamera nella mano Ripetiamo fino a sazietà -e qui lo rifaremo- che ogni azione ha un effetto secondario in questo mondo fotografico. Nella modalità macro, gli effetti sono vari, alcuni lievi altri tremendamente importanti, tanto che se non facciamo attenzione possiamo buttare per terra tutto il nostro lavoro prima di iniziare. Il primo punto che dobbiamo prendere in considerazione è che il macro riduce la profondità di campo fino ai limiti estremi. Le minuscole dimensioni dei CCD che montano le fotocamere digitali compatte ci permette -come sappiamo- di aumentare la profondità di campo, e se per i ritratti questo aspetto era un duro avversario -non possiamo sfuocare lo sfondo- per le riprese macro si trasforma in un poderoso alleato. Dovremo considerare, anche, che il fatto di potere fotografare i dettagli più belli di alcuni oggetti, rende implicito che traiamo anche i difetti degli stessi, aumentati di dimensioni e diventando molto più sensibili della foto normale. Allo stesso modo, se non facciamo attenzione, uno sfondo che normalmente useremmo per le nostre nature morte, come può essere un cartoncino si può trasformare in una nefasta superficie densa se non la sfuochiamo sufficientemente.
Quando usiamo la luce ambiente, dobbiamo stare attenti al momento di collocare la fotocamera -e a noi stessi. Modificando la posizione relativa dell’ottica rispetto al CCD, il tempo di otturazione si prolunga, per cui è possibile che abbiamo bisogno di un treppiede per evitare le vibrazioni. Inoltre, la vicinanza della fotocamera al motivo fotografato può riportare antiestetiche ombre sullo stesso che rovinerebbero completamente la composizione della ripresa. Per concludere, ci fisseremo sull’uso del flash in questo tipo di foto. Eccetto i flash specifici per macro, quelli che vanno montati nel corpo della fotocamera compatta non sono preparati per fare lampi a distanze così corte, per cui possiamo trovarci zone molto sovraesposte -nelle quali non arriva il lampo- e altre terribilmente bruciate. Eduardo Parra
Fotoreporter
* Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare fino a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita. |
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