![]() |
|
|
|
|
||
|
Ricerca: Offerte di lavoro Sei giornalista e ti interessano la fotografia e le nuove tecnologie? Se sei così, clicca qui.
|
lunedì 4 ottobre 2004
![]() Il diaframma, un amico dimenticato nel mondo digitale.Nella maggior parte delle fotocamere digitali abbiamo un'opzione che molte volte è sottovalutata o semplicemente ignorata. Nelle macchine fotografiche compatte a pellicola il 90% delle funzioni della macchina erano automatiche e non permettevano che giocassimo con quelle. Con l'arrivo del mondo digitale questo è cambiato e molte delle nuove macchine fotografiche ci offrono una gamma di possibilità, anche se a volte non sappiamo come arrivarci. Una delle chiavi per entrare in questo nuovo mondo si chiama diaframma. Di Eduardo Parra
Come sappiamo (e se no, ne discutiamo adesso), il diaframma o, parlando con proprietà, l'apertura del diaframma, indica l'intensità di luce che arriva fino al CCD della macchina fotografica. Le aperture piccole corrispondono ad un numero -chiamato numero f- grande e le aperture grandi a un numero f piccolo. Per semplice logica, sappiamo che a maggiore apertura più luce incide sul CCD, ma attenzione quando userete le aperture maggiori della fotocamera è possibile che appaiono distorsioni nelle immagini a causa di aspetti puramente tecnici delle lenti. Lasciando questo da parte, il diaframma è associato al tempo di otturazione della fotocamera, in modo tale che in condizioni normali la variazione di uno di quelli implicherà una variazione "simile" all'altro, ma in senso contrario. Oltre che tutto ciò, parlare del diaframma permette di parlare di un altro concetto importante: la profondità di campo. La profondità di campo si applica alle zone di nitidezza apparente dell'immagine. La denominiamo apparente perché l'unico punto nitido puro è quello in cui la fotocamera focalizza, e tanto dal davanti quanto dal di dietro di lui la nitidezza non sarà del 100%. In ogni caso, è possibile che stia così vicino da questa percentuale che a prima vista lo possa sembrare. Anche se la profondità di campo viene determinata dal diaframma, il tipo di obiettivo e la distanza della fotocamera dal soggetto, ci concentreremo -in questa occasione- sugli effetti causati dal diaframma. Se lo apriamo -ricordiamo: numeri f maggiori-, riduce la profondità di campo, e se lo chiudiamo, aumenta. La sfocatura, porta aperta alla creatività. Una delle differenze che c'è tra i fotografi che "stanno a casa" e i fotografi innovatori è l'uso creativo della profondità di campo. I fotografi più principianti pensano che una foto è buona se tutto è nitido, in altro parole, che abbiamo profondità di campo dal primo piano fino all'infinito, indipendentemente del tipo di foto che stiamo facendo. Questa certezza può essere corretta in caso di paesaggi, per esempio, dove non c'è un piano che abbia una speciale rilevanza sugli altri. Invece, nei ritratti la profondità di campo e la sfocatura differenziano una foto con forza da una foto semplice. La migliore maniera -e molte volte l'unica- di attirare l'attenzione dello spettatore su un punto concreto è lasciare quel punto nitido e sfuocare tutto l'altro
Nelle fotocamere digitali questa sfocatura è molto più difficile da ottenere che in una macchina fotografica a pellicola, a causa delle considerazioni tecniche dovute alle dimensioni del CCD. Nonostante ciò, è necessario prendere coscienza che quella sfocatura esiste, per lieve che sia, dunque una mancanza di nitidezza nel piano principale, per minima che sia, manderà in malore l'immagine. La migliore forma per impiegare con professionalità la sfocatura è usare la modalità manuale, anche se per iniziare sarà meglio che utilizziamo la priorità all'apertura. Questa modalità è semplice e pratica: a un'apertura che noi fissiamo, la fotocamera sceglie la migliore velocità di otturazione. Così, possiamo selezionare un diaframma molto aperto per sfuocare uno sfondo o dimenticarci di quello. Anche se sembra semplice, bisogna avere un occhio posto sulla velocità di otturazione, quindi se c'è carenza di luce la velocità può essere troppo lenta e se non ci rendiamo conto appariranno trepidazioni… e allora si rovina il tema. Ma le grandi aperture non sono la fine del mondo, i diaframmi chiusi hanno anche la loro utilità. Ci permettono, per esempio, di ridurre l'intensità della luce che arriva fino al CCD, obbligando la macchina ad utilizzare velocità di otturazione lente per potere captare il movimento nella ripresa Inoltre, e continuando con la profondità di campo, i diaframmi chiusi ci daranno nitidezza in un'ampia zona dell'immagine. Questo c'è utile per le foto in cui nessun piano prevale sul resto, come può essere un paesaggio o una foto di un gran gruppo di persone. Ma nel caso fosse poco, un diaframma chiuso ci permetterà di fare con facilità riprese di soggetti che si avvicinano o si allontanano da noi. Ce la faremo perché anche se ritardiamo nello scattare dopo avere messo a fuoco e il soggetto abbia variato la sua posizione, ancora rimarrà (dipende da quanto sia chiuso il nostro diaframma) in zona di nitidezza. Il diaframma porta ad un mondo che a voi vi tocca scoprire. Avanti. Eduardo Parra
Fotoreporter * Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare fino a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita. |
newsletter di foto Ricevi ogni settimana tutte le nostre notizie sulla foto digitale RSS Le più nuove
Le più visitate
|