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venerdì 24 dicembre 2004 Comprare una fotocamera digitale: primi aiutiL'eterno problema di chi aspira a farsi la sua prima fotocamera digitale di solito lo riassumono molte volte le retoriche domande: Da dove iniziare? Quali prestazioni sono le più importanti? Che cosa bisogna prendere in considerazione? Questo articolo, rivolto esclusivamente agli utenti e alle utenti più secolari nella materia, pretende di chiarire alcuni dei dubbi fondamentali per semplificare -se possibile- il processo di acquisto di una macchina fotografica digitale Di Núria AguadéI sofferti dipendenti che lavorano dietro il banco di un negozio di materiale fotografico lo sanno meglio di chiunque altro: il prezzo e la risoluzione sono i due parametri che la maggior parte dei consumatori valutano di più al momento di comprare la loro prima fotocamera digitale.Questo articolo serve a demistificare la validità di questo ordine di preferenze. Entrambi i parametri, il prezzo e la risoluzione, sono soggettivi: il primo, perché una fotocamera è cara e economica a seconda del suo livello di prestazioni: il secondo, perché dipende dalle dimensioni alle quali vogliamo sviluppare -se lo facciamo- le nostre fotografie.
La qualità di immagine: tra il sensore e l'ottica Quali sono i parametri che definiscono la qualità di una fotocamera? Come abbiamo anticipato nell'introduzione, molti consumatori credono -sbagliandosi- che tutto dipenda dalla risoluzione, dalla quantità dei pixel. Certamente, si tratta di un fattore molto importante, sì. Ma c'è un altro elemento che dovrebbe darci uguale o più rispetto: l'ottica. Cominciamo dall'inizio. Il sensore, che potrebbe confrontarsi con il rullino nella fotografia a pellicola, integra una certa quantità di pixel che forniscono la nota risoluzione. Ci sono quelle basse, da 1 o 2 milioni di pixel, e quelle alte, da 5, 6, 7, 8 o molto di più.
La risoluzione, in una fotocamera digitale, non è tutto. Infatti, non necessariamente una macchina con un sensore -facciamo un esempio- da 5 megapixel offrirà migliori immagini di un'altra da 3. Il dilettante medio, fotografo occasionale amante delle feste di compleanni e altri eventi memorabili, può essere soddisfatto con una fotocamera da 3 megapixel. Qual è la risoluzione che più ci conviene? Dipende tutto, in grande misura, dalle dimensioni alle quali vorremmo sviluppare le nostre copie. Se pretendiamo di fare cartelle, avremmo bisogno di una fotocamera da 7 o più megapixel. Se, invece, non ingrandiremo le copie a più di 18 x 24 centimetri, con una fotocamera da 3 megapixel saremo più che soddisfatti.
A più risoluzione, maggiori garanzie per ottenere copie sviluppate di qualità a grandi dimensioni. In questa tabella, appaiono riflesse, le possibilità di sviluppo che offrono le fotocamere da 1 a 8 megapixel. Nella colonna Copie di qualità accettabile, si specificano le dimensioni di sviluppo (in centimetri) che si potrebbero ottenere alla risoluzione segnalata con una certa perdita di qualità (stampe realizzate a 150 punti per pollice), anche se a occhi inesperti possa risultare impercettibile. Nella Colonna Copie di alta qualità, invece, le dimensioni indicate sono quelle raccomandabili per ottenere copie sviluppate ad alta qualità (a 300 ppp) con la risoluzione specificata. Bisogna distinguere, quindi, tra la risoluzione efficace o reale e quella interpolata. L'efficacia è quella che conta, quella che si riferisce alla quantità di "pixel fisici" -per chiamarli così- del sensore. L'interpolata, superiore all'affettiva, è una risoluzione irreale che non corrisponde alla quantità di pixel del sensore. Un trucco commerciale che, in realtà, incide negativamente sulla qualità finale delle immagini. Come abbiamo visto, la risoluzione è garanzia del conseguimento di copie stampate di maggiori dimensioni e -in minore misura- qualità. La nitidezza e la definizione, invece, bisogna cercarle, soprattutto, nell'ottica. Per regola generale, la qualità delle ottiche viene preceduta dalla fama del suo produttore. In ogni caso, per conoscere il suo rendimento, la sua risposta sul terreno, è più appropriato leggere le analisi editoriali che si pubblicano su mezzi specializzati (come questo) o conoscere le opinioni di utenti esperti. Nell'altro livello di valutazioni, e senza necessità di ricorrere agli esperti, potremmo sapere se un'ottica si adatta più o meno alle nostre necessità fissandoci su due dati: la sua distanza focale (lo zoom che ci permette di fare) e la sua apertura. La distanza focale di solito offre nella sua equivalenza con il formato da 35 mm, cioè, confrontandola con quella delle fotocamere a rullino. Un buon compendio di distanze focali potrebbe offrirlo uno zoom ottico da 3 ingrandimenti che partisse, per lo meno, da 35 mm e terminasse ai 105 mm, per esempio. (Se ci fissiamo, dalla divisione tra 105 e 35 mm, otteniamo i 3 ingrandimenti dello zoom ottico).
Non ci lasciamo ingannare: lo zoom digitale non fa che deteriorare l'immagine. La prova la abbiamo in questo ritaglio al 100% della fotografia di un orologio da parete realizzato con uno zoom digitale da 4 ingrandimenti. La sostanziale perdita nella qualità di immagine finale ci intimerà di prescindere da questa prestazione. Lo zoom digitale, a differenza dell'ottico, è all'obiettivo quello che l'interpolazione è al sensore: un pastrocchio. È questa una prestazione il cui uso va sempre a danno della qualità di immagine e che, per tanto, non dobbiamo prendere in considerazione al momento di acquistare una fotocamera. L'apertura, soprattutto la massima apertura, è un altro degli aspetti che determinano la qualità dell'obiettivo. In questo senso, ci interessa che l'ottica sia la cosa più luminosa possibile; in altre parole, che la sua apertura venga espressa da un numero f piccolo. Tradizionalmente, si considera che un'ottica da f2,8 è luminosa, aumentando la sua qualità quando questo numero è minore e diminuendo quando è maggiore.
Nella maggior parte dei casi, studiando un obiettivo da vicino conosceremmo il suo zoom ottico e la sua massima apertura. In questo caso, la fotocamera dispone di un rango focale da 4,3-15,3 mm (che in 35 mm equivale a 28-100 mm), che risulta in uno zoom da 3,5x (numero che sorge dividendo il secondo con il primo valore della distanza focale). L'apertura, un poco limitata, è di un massimo di f3,1, in angolare (28 mm),e di f5,8, in tele (100 mm). In definitiva, sempre che il nostro portafoglio ce lo permetta, opteremo per fotocamere con un rango di distanze focali versatile (uno zoom ottico da 3 ingrandimenti, per lo meno) e un'apertura generosa (la standard da f2,8 è perfettamente raccomandabile). Il corpo importa Ecco qui una di quelle piccole eccezioni nella quali, per la maggior parte, "meno è più". In questioni di dimensioni, quanto più piccola sia la fotocamera, più affascinante e comoda risulta per buona parte del pubblico principiante. Certamente, la tendenza attuale è quella di ridurre spazio, e a volte questo le sottrae punti all'ergonomia: pulsanti troppo piccoli, difficoltà per stabilizzare la fotocamera… Il display è un altro degli elementi da prendere in considerazione. Qui di solito predomina il grande. Dei display da 1,5 pollici, da poco tempo considerati sufficienti, i produttori hanno progredito a quelli da 1,8 e 2 pollici, e ogni volta sono più i modelli con display da 2,5 pollici di diagonale. Per la maggior parte dei mortali, un display da 2 pollici è già più che sufficiente.
La maggior parte delle operazioni di una fotocamera digitale compatta si centralizzano sul display TFT, dall'inquadratura dell'immagine alla sua revisione posteriore, passando dalla modifica di alcuni parametri di scatto. La fotocamera dell'immagine integra un grande display da 2,5 pollici, più che sufficiente per disimpegnare queste funzioni. "Puntare e scattare" o sperimentare? Non tutte le fotocamere compatte digitali sono private delle funzioni manuali che portano con sé le SLR, anche se tutte quelle integrano sì automatismi. Queste modalità possano andare dal classico "inquadrare e scattare", fino alle varie scene per fotografia di sport, paesaggio, ritratto o esposizioni notturne. In tutte quelle, la fotocamera si incarica di scegliere i parametri di esposizione per noi. Quei fotografi a cui piace sperimentare con la fotocamera, cioè, selezionare manualmente -tra altri- i parametri di velocità e diaframma, hanno un variopinto assortimento di fotocamere compatte da scegliere. È chiaro che non tutte le fotocamere con modalità manuale di esposizione offrono la stessa manovrabilità e ampiezza di controlli.
Nella maggior parte delle occasioni, osservando soltanto il dial delle modalità della fotocamera, possiamo farci già un'idea approssimativa delle possibilità che offre. Il completo dial di questa compatta di gamma media, per esempio, dispone dei modi di esposizione automatico (AUTO), programmato (P), con priorità alla velocità (S) e all'apertura (A), manuale (M), oltre all'opzione di registrazione di video e di quattro modalità scene. A quei fotografi interessati a sperimentare con i principi essenziali della fotografia le interesserà ugualmente che la fotocamera offra la possibilità di registrare archivi in formato RAW, il più simile a un negativo sull'universo digitale. Scheda e batteria: il pedaggio digitale Non siamo ingenui: la maggior parte delle volte, le spese inerenti all'acquisto di una macchina fotografica digitale non finiscono nel prezzo della stessa fotocamera. L'acquisto aggiuntivo di schede e -in molte occasioni- batterie ricaricabili ci obbligherà a svuotarci le tasche un poco di più. Cominciamo dal supporto di memoria. Le schede di memoria che i produttori di solito includono di serie nelle loro fotocamere digitali offrono una capacità insufficiente. Così, non è strano che fotocamere da 3 megapixel si vendono con schede da 32 MB, nelle quali entrano appena 20 foto alla massima qualità. L'acquisto aggiuntivo di una scheda di memoria di maggiore capacità di quella che esce con la fotocamera, cioè, è all'ordine del giorno. Ma, che capacità di memoria è quella che più ci conviene? 64 MB? 256 MB? 1GB? Evidentemente, dipenderà tutto dalla quantità di foto che vogliamo realizzare in ognuna delle nostre sessioni e dalla qualità alla quale decidiamo di salvarle. Ecco qui una tabella che può toglierci dei dubbi:
Quante immagini entrano in una scheda di memoria? Dipende tutto da vari fattori: dalla risoluzione delle catture, dalla qualità di compressione delle stesse e dalla memoria o capacità di memoria disponibile nella scheda. Questa tabella offre una relazione approssimativa di questi tre fattori, supponendo che si tratta in ogni caso di immagini JPEG di alta qualità. Si tratta di numeri approssimativi, che possono variare -e variano- tra un modello di fotocamera e un altro. Informarsi è fondamentale Avventurarsi a comprare una fotocamera digitale senza prima avere consultato i mezzi specializzati -o a qualsiasi esperto che abbiamo tra le mani- è poco meno che un'imprudenza. La vastissima offerta dei modelli che inonda le vetrine può risultare opprimente per il più indeciso dei potenziali acquirenti. Passare al setaccio, localizzare, confrontare i modelli, per poi conoscere che cosa dicono di quelli gli articolisti o i suoi stessi utenti è ciò di più sensato che possiamo fare in questa nostra titanica ricerca. |
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